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Genova, denunciate frasi omofobe e persecutorie anti LGBTQIA+ sui social

Genova – Frasi d’odio e omofobia e che fanno riferimento a torture e pena capitale per le persone omosessuali. E’ scandalo per il post pubblicato (e poi rimosso) sulla bacheca social di una consigliera comunale. A denunciare l’episodio, chiedendo una presa di posizione “trasversale” a tutto il consiglio comunale la consigliera delegata alle  Pari Opportunità del Municipio I Centro Est, Paola Olivieri, che, a sua volta, ha pubblocato un post nel quale richiama tutte le forze politiche a una presa di posizione chiara e alla necessità di non lasciare spazio, in alcuna forma, a linguaggi e pratiche che alimentano odio e discriminazione”.
Sulla vicenda sono intervenuti i rappresentanti di Linea Condivisa Gianni Pastorino, Filippo Bruzzone e Erika Venturini che stigmatizzano le frasi pubblicate e l’odio contro la comunità LGBTQ+.
“Le parole che in questi giorni sono comparse sui social – spiegano – sotto un post riconducibile a una consigliera comunale, non sono semplicemente fuori luogo. Sono qualcosa di più grave: evocano violenza, legittimano discriminazione, costruiscono un clima che non può essere accettato né derubricato a ‘eccesso da tastiera’”.
“Quando si parla di “lapidazione” – denunciano i consiglieri di Linea Condivisa – di carcere per le persone omosessuali o si richiamano immagini di persone appese al filo spinato, non siamo più nel campo dell’opinione. Siamo dentro un linguaggio che richiama persecuzione e disumanizzazione. E questo, in uno spazio pubblico legato alla politica, è inaccettabile”.
Secondo Linea Condivisa “chi ricopre ruoli istituzionali ha una responsabilità maggiore. Non basta prendere le distanze a posteriori. Serve una condanna esplicita e serve soprattutto impedire che questi contenuti trovino spazio e legittimazione. Le parole non restano mai isolate. Producono effetti. Rendono più fragile chi già vive condizioni di discriminazione, rendono più difficile esporsi, più insicuro vivere la propria identità. Per questo riteniamo necessario un passaggio ulteriore: una verifica seria su quanto accaduto e sulle eventuali responsabilità, anche alla luce delle norme che riguardano l’istigazione all’odio.
Allo stesso tempo, crediamo che non basti intervenire quando il problema esplode. Serve un lavoro costante: nelle istituzioni, nei territori, nelle scuole, nei luoghi della partecipazione.
Su questi temi non possono esistere ambiguità né zone grigie. O si sta dalla parte dei diritti e della dignità delle persone, oppure si contribuisce, anche indirettamente, a metterli in discussione.