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Genova, ancora aggressioni al personale dell’ospedale Galliera

Pronto soccorso GallieraGenova – Tre aggressioni a personale del pronto soccorso dell’ospedale Galliera in poche ore. Le denuncia il sindacato UIL FP secondo cui il pronto soccorso sarebbe ormai “sotto assedio”.
In una nota UIL FP denuncia che “nella notte appena trascorsa si è consumato l’ennesimo, gravissimo episodio di violenza all’interno del Pronto Soccorso dell’E.O. Ospedali Galliera. Due operatori sono stati aggrediti da un paziente, e una collega colpita con un calcio all’addome è stata costretta a ricorrere alle cure dei sanitari.
Nella sala d’attesa, nel bagno riservato ai disabili, sono state rinvenute delle pietre: non un raptus isolato, ma un atto premeditato. È inaccettabile che si possa progettare a freddo un’aggressione dentro un ospedale”.
La Segreteria UIL FP di Genova e la Segreteria Aziendale UIL FP E.O. Ospedali Galliera esprimono piena solidarietà alla collega coinvolta e a tutto il personale del Pronto Soccorso e tornano a chiedere un presidio fisso delle forze dell’ordine H24 all’interno del Pronto Soccorso per proteggere il personale e gli stessi pazienti da aggressioni ma anche da furti e vere e proprie truffe.
“La solidarietà, da sola, non basta più – spiegano i sindacati – Siamo stanchi di contare feriti e di denunciare con sempre maggiore frequenza episodi di violenza.
Non sono fulmini a ciel sereno: sono il risultato diretto di scelte e omissioni politiche ben precise. Carichi di lavoro ormai insostenibili, organici ridotti all’osso, una vergognosa “spedizione punitiva” ai danni del personale ancora fresca, e il taglio di personale già annunciato a colpi di concorso per l’area metropolitana.
Si continua a chiedere sempre di più a lavoratrici e lavoratori lasciati sempre più soli, esposti e indifesi.
Il fenomeno delle aggressioni al personale sanitario, in particolare nei Pronto Soccorso, rappresenta ormai la norma in tutta Italia, e ovunque si ripete la stessa, identica liturgia fatta di cordoglio a parole ma immobilismo nei fatti. Noi non ci stiamo più. Non possiamo accettare passivamente che la sicurezza di chi cura sia considerata un dettaglio organizzativo, un costo da rinviare, un problema di cui occuparsi solo dopo il prossimo ferito.
Ribadiamo, con fermezza e senza più margine per ulteriori rinvii, la richiesta che avanziamo da tempo: un presidio di polizia fisso e h24 all’interno dei Pronto Soccorso. Misura minima, dovuta, non negoziabile. Chi continua a negarla si assume una responsabilità diretta su ogni futura aggressione.
Pretendiamo dalle Aziende e dalle istituzioni competenti risposte immediate e concreta e non l’ennesima rassicurazione di facciata. Se non arriverà, considerate anche le drammatiche condizioni di lavoro del restante personale del SSR, siamo pronti a inasprire ogni forma di mobilitazione a tutela dell’incolumità di chi lavora e della dignità di chi si cura”.
Tra le cause delle aggressioni e del clima di forte stress ci sono anche i lunghissimi tempi di attesa, i tagli al personale che hanno ridotto all’osso la presenza di operatori ed una situazione della Sanità pubblica che non ha precedenti per livello minimo raggiunto.
Situazioni che non possono ovviamente giustificare le reazioni violente ma che non possono essere “liquidate” con norme e leggi che esprimono solo una “punizione” per chi perde la pazienza e reagisce in modo sbagliato alla privazione di un diritto fondamentale come la Salute e la dignità nelle cure.

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