Savona – Arriverà domani, domenica 5 luglio, la nave Open Arms che trasporta 85 Migranti salvati da naufragio nel Mediterraneo e che il Governo centrale ha diretto in Liguria per effetto delle nuove normative.
Tra i disperati salvati ci sono 22 minori non accompagnati che fuggono da zone di guerra e da aree con carestie e gravi problemi di sicurezza ed economici e che verranno “distribuiti” sul territorio su disposizione della Prefettura che opera su disposizione del Governo, essendone rappresentanza locale.
Il salvataggio – spiegano i volontari di Open Arms Italia – è avvenuto nella notte di due giorni fa nel Mediterraneo, davanti alle coste africane e i Migranti viaggiavano su una imbarcazione sovraffollata e senza alcun dispositivo di sicurezza.
Le persone vengono da Egitto, Somalia e Bangladesh ed erano dirette in Europa attraverso le rotte della disperazione che continuano ad essere percorse con naufragi e migliaia di morti.
Dopo il salvataggio la nave ha fatto richiesta di poter sbarcare i naufraghi in un porto sicuro ai sensi del diritto internazionale e dei trattati sottoscritti anche dall’Italia e che prevedono che le persone salvate in mare debbano essere trasportate in sicurezza nel “primo porto disponibile” ed in grado di garantire cure mediche, sicurezza e i diritti che spettano ad ogni essere umano. La recente normativa emanata dal Governo italiano, invece, ha “modificato” – per molti giuristi lo ha violato – i trattati sostenendo che sia prerogativa dello Stato indicare quale porto e quindi, non necessariamente, il più vicino al luogo del salvataggio.
Ne consegue ormai da tempo che i porti sicuri vengono indicati a migliaia di miglia dal luogo del salvataggio, con l’effetto che le navi umanitarie devono navigare per giorni per portare i Migranti a destinazione, con spese aumentate, il rischio di lasciare “sguarnite” le aree dove muoiono migliaia di persone in mare e costringendo donne e bambini a restare a bordo di navi che non sono “da crociera” per giorni e giorni.
Una scelta che ha fatto nascere decine di ricorsi ai Tribunali con ulteriore aggravio di spese per lo Stato e lungaggini burocratiche pagate dalla collettività.
Lo Stato italiano ha indicato nel Porto di Savona, già oggetto di altri 5 sbarchi recenti, il “luogo sicuro” per i Migranti e così la nave di Open Arms navigherà “oltre 700 miglia e circa 4 giorni di navigazione. Altrettante miglia e altri giorni per tornare dove altre persone sono in pericolo. Obbligarci a questo costa vite umane”.
(Foto di Archivio)
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