Genova – Sceglievano le vittime cercando i nomi più “strani” e meno usati presenti sull’elenco telefonico cercando di individuare persone anziane e più “indifese” ma ancora ci sono forti dubbi sulle modalità con cui molte truffe sono state organizzate con una dovizia di particolari conosciuti sulla vita e sui familiari delle vittime.

La polizia ha identificato e bloccato una banda specializzata che poteva contare su almeno 10 gruppi composti da circa 8 persone ciascuno e che era in grado mettere a segno colpi per 300mila euro a settimana.

Dal 2015 al 2016 una decina i colpi messi a segno a Genova (denunciati) ma altri sono stati compiuti nel Tigullio, a Savona e a Sanremo.
Ben 15 le donne arrestate, secondo gli inquirenti erano per lo più impiegate nei ruoli di “telefonista” e si occupavano di contattare la vittima, acquisire elementi utili alla banda e infine per le chiamate che servivano a far cadere in trappola gli anziani.

Arrestata la banda restano le perplessità dei truffati che, spesso, raccontano di persone che conoscevano indirizzo, età, e nomi dei familiari. Elementi che certamente non si trovano sugli elenchi telefonici e che sembrano indicare attività prolungate di “spionaggio” o, peggio, l’esistenza di banche dati dalle quali prelevare le informazioni necessarie.

L’invito delle forze dell’ordine è comunque quello di denunciare sempre e rapidamente la truffa. Ancora oggi sono infatti moltissimi gli anziani che non dicono nulla per la vergogna di essere stati truffati.
Una scelta che agevola i criminali e che ritarda le indagini con possibilità maggiori che i responsabili riescano a far perdere le proprie tracce.

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