Genova – Non si placa la rovente polemica sui presunti tentativi di influenzare il lavoro di direttore e giornalisti de Il Secolo XIX da parte del presidente della Regione Liguria, Marco Bucci e del suo team di comunicazione e il botta e risposta tra le parti è ormai quotidiano.
Dopo l’ennesima puntualizzazione del presidente Bucci, diffusa ieri sera con una nota, arriva questa mattina la “risposta” del direttore de Il Secolo XIX, Michele Brambilla che ha deciso di pubblicare, sul quotidiano in edicola oggi e sulla versione online dello storico quotidiano genovese, copia di alcuni dei messaggi whatsapp che sarebbero stati inviati all’editore del giornale.
Di seguito, per motivi di chiarezza per il Lettore, la dichiarazione del presidente Bucci e la risposta di Brambilla.
“Una vignetta del Secolo XIX – scrive Bucci – riporta l’articolo 21 della Costituzione sul diritto di ognuno “di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta a autorizzazioni o censure”. È esattamente il diritto che rivendico io, sempre che il direttore del Secolo XIX ritenga che io lo abbia, come cittadino prima che come istituzione”.
“Tutti i cittadini – prosegue la nota di Bucci – hanno diritto di criticare, sempre nel rispetto delle leggi. Il Presidente della Regione ha anche il diritto/dovere di rappresentare le critiche e le osservazioni che riceve dai suoi concittadini.
Avrei sperato di non dover arrivare al punto di rendere nota la chat con il direttore del Secolo XIX, ma sono costretto a farlo per ristabilire la verità e dimostrare che non è vero che lui non fosse d’accordo a questo scambio continuo di considerazioni.
Come dimostra tutta la chat con lui, il nostro rapporto è sempre stato improntato alla massima cordialità, franchezza e correttezza fin dal suo arrivo alla guida del quotidiano. Ci siamo incontrati più volte, e a più riprese ci siamo scambiati opinioni, complimenti, critiche, giudizi reciproci, sempre con piena condivisione e spirito costruttivo. Il direttore ripetutamente, dando dimostrazione di correttezza, mi chiedeva di segnalare ogni volta le mie considerazioni e mi ha sempre ringraziato, a conferma di quello che era un accordo di confronto costante. Anche durante il periodo elettorale il confronto è stato aperto e franco.
Quanto uscito in questi giorni stravolge però tutta la realtà.
La prima cosa non vera sostenuta dal direttore è quel messaggio dell’8 maggio 2025, che ha diffuso come prova che lui non fosse d’accordo con l’invio dei report degli articoli del suo giornale che non ritenevo equilibrati. “Detto questo sono veramente stanco di queste cose. Facciamo un giornale onesto. E stop”.
La nota del presidente Bucci prosegue affermando che “1uesta frase non è riferita al report, né a miei messaggi, né al mio staff, bensì è l’ultima parte di un commento dello stesso direttore a un post apparso su Facebook, contro il Secolo XIX, che io stesso gli ho segnalato. Scriverla, come ha fatto, sulle pagine del proprio giornale e darla ad altri
quotidiani come prova che lui rifiutava le nostre segnalazioni è una cosa estremamente grave. Vuol dire far credere che lui mi abbia detto di essere stanco delle mie osservazioni, mentre al contrario era riferito a tutt’altro”.
“Torniamo poi a scambiarci messaggi dopo ben 5 mesi – scrive ancora il presidente della Regione Liguria – e con la massima cordialità. Il 22 novembre, invio al direttore alcuni resoconti e preciso di farlo “senza alcuno spirito polemico (alcune osservazioni, anche da parte nostra, potrebbero essere esagerate) ma soltanto per proseguire quello che ci siamo detti nel nostro ultimo incontro”. E il direttore mi risponde “Va bene, dopo guardo adesso sono in treno”. Dopo la lettura è lo stesso direttore che fa riferimento a un incontro avvenuto in sua presenza con l’editore: nessuna azione di pressione indebita, dunque. Il direttore mi chiede di avvisarlo subito, senza che si accumulino quelle che lui stesso correttamente definisce rassegne. Questo il testo preciso: “Per il resto ti dico questo: avvisami subito quando vuoi precisare qualcosa o dire la tua, così non si accumulano rassegne e si interviene subito, senza che si sedimenti nulla”. Si dice dispiaciuto del tono, difende giustamente il lavoro dei suoi giornalisti, ma mai nega di essere d’accordo a questo confronto costante che prosegue da oltre un anno”.
Arriva quindi un punto “nodale” della battaglia, quello del coinvolgimento, avvenuto o meno, nell’invio dei presunti dossier.
“Quando in conferenza stampa ho invitato a chiedere al direttore come facesse l’editore ad avere le nostre segnalazioni – precisa Bucci – intendevo proprio questo: il direttore sapeva bene che il confronto costante con lui, a volte, ha coinvolto anche l’editore, come ritengo normale e trasparente che sia. Attività di confronto con direttori ed editori è sempre stata normale da parte mia, fin da quando ricopro incarichi pubblici e avviene con tutte le testate con cui abbiamo rapporti.
Ancora oggi, l’editore di una importante emittente ha pubblicato un suo pensiero in cui ribadisce come da sempre abbia ricevuto scambi di vedute e critiche assai più aspre da parte di rappresentanti delle istituzioni e della politica, rispetto a quelle contenute nella rassegna stampa inoltrata al Secolo XIX.
Alla luce di tutto lo scambio di messaggi, qualcuno può davvero pensare che il direttore del Secolo XIX non fosse d’accordo a ricevere queste segnalazioni di cui mi ringrazia e addirittura mi sollecita ad inviare con maggiore frequenza?”.
“Il direttore – prosegue ancora la nota di Bucci – mi chiede di mostrare altre chat in cui avrei veicolato un altro documento che cita anche nel suo articolo del 12 marzo 2026 e che mostra ad altri. Documento di cui rende noti giorno, ora, minuto e secondo di ricezione da parte dell’editore. Non ho contezza di quale documento si tratti, anche se mi viene falsamente attribuito. Pertanto, chiedo al direttore di renderne noto anche il mittente. E chiedo, se le ha, che mostri quelle che sono state definite con formula diffamante “black list di giornalisti sgraditi” e che né io né il mio staff abbiamo mai fatto e mai ci sogneremo di fare. Non intendo invece violare la riservatezza di chat che riguardano altre persone, cosa che il direttore invece ha fatto pubblicando messaggi altrui. Ribadisco invece di non
aver mai inoltrato all’editore il messaggio che il direttore mi attribuisce e che sarebbe riferito agli esponenti del Pd genovese.
Tutti i cittadini hanno diritto di criticare, sempre nel rispetto delle leggi. Il Presidente della Regione ha anche il diritto/dovere di rappresentare le critiche e le osservazioni che riceve dai suoi concittadini”.
La risposta del direttore responsabile de Il Secolo XIX non si è fatta attendere.
“Ieri sera Marco Bucci ha passato il limite inviando senza chiedermi l’autorizzazione le mie chat con lui. Sono tra l’altro chat in cui, se uno le legge tutte, è chiaro che io protesto per le sue ingerenze. Ma Marco Bucci, come ho scritto l’altro giorno ha mentito in qualità di presidente della regione Liguria, affermando, in una conferenza stampa che è stata ripresa in diretta da due emittenti televisive, e che quindi è documentabile, di non sapere nulla di un vademecum per le istruzioni per le elezioni amministrative, cioè di un manuale di istruzioni su come il Secolo avrebbe dovuto seguire la sfida tra Salis e Piciocchi”.
“Non solo Bucci in conferenza stampa ha negato di avere mai mandato i dossier al mio editore – prosegue Brambilla – ma anche detto di non sapere nulla di quel documento, che è intitolato “risposta del governatore Bucci” e che detta una serie di articoli da far scrivere ai giornalisti del secolo: documento che ha inviato al mio editore il 13 maggio 2025, in piena campagna elettorale”.
Il direttore del Secolo XIX ribadisce per l’ennesima volta che l’editore del quotidiano genovese “è una persona perbene, che ha sempre respinto queste pressioni del governatore Bucci, e mi ha sempre garantito di fare un giornale libero e indipendente”.
“L’unico che ne esce male è Bucci – sostiene ancora Brambilla – che anche ieri ha perseguito il suo disegno di menzogna, sostenendo che io ero d’accordo con lui nel confezionare dossier contro i miei giornalisti e ribadendo di non averli mai inviati all’editore del Secolo.
Non solo. Lo stesso Bucci afferma che i nostri rapporti sono ripresi a novembre 2025 “dopo ben 5 mesi”. Ebbene, il file che mi inoltra ha come titolo “secolo settembre ottobre novembre.docx”. Per mesi quindi il confezionamento di questi “report” è proseguito senza quel presunto confronto con il sottoscritto che sarebbe stato alla base dell’iniziativa. La mia risposta viene interpretata come un avallo all’iniziativa quando evidentemente è solo un invito a segnalare tempestivamente in futuro eventuali errori oggettivi o richieste di precisazione. Subito dopo, infatti, contesto il tono del documento che mi è stato inviato e l’approccio prevenuto nei confronti del giornale con il quale è stato concepito.
Nell’edizione di oggi lo storico quotidiano genovese pubblica tre dei messaggi che Bucci avrebbe inviato all’editore.
Nel primo ci sarebbe il manuale da seguire per la campagna elettorale delle elezioni amministrative del 2025 (in cui ha vinto Salis) con un elenco di articoli da far scrivere ai giornalisti del Secolo. Un messaggio che conterrebbe una contestazione ad un titolo di prima pagina: “Gli ultimi sondaggi/Salis vicina al colpo del ko/Piciocchi sta risalendo” che alla prova dei fatti si dimostrerà invece perfettamente aderente ai i risultati reali: Salis eletta al primo turno con una parziale rimonta di Piciocchi negli ultimi giorni”.
Nel secondo e nel terzo Bucci chiede che il Secolo non debba far parlare “quelli del Pd” e sembrerebbe suggerire la necessità o il “gradimento” per eventuali articoli “per dimostrare che il Pd è il partito dalle tasse”.
Questo messaggio – secondo la testimonianza di Brambilla – sarebbe stato inviato anche all’editore e, sempre secondo Brambilla, sarebbe la prova che quanto affermato in conferenza stampa non corrisponderebbe alla realtà dei fatti.
La vicenda si fa sempre più tesa ed è ormai chiaro che solo l’intervento di un magistrato, terzo tra le parti, potrebbe ricondurre alla verità secondo la giustizia italiana. Nel frattempo è probabile che le “puntate” della battaglia a colpi di note stampa e risposte, sia ancora ben lontana dall’essersi esaurita.





















