Genova – La Procura ha aperto un fascicolo di inchiesta, per ora senza indagati, dopo l’esposto presentato dal Sovrintendente del Teatro Carlo Felice, Andrea Galli e dalla sindaca di Genova Silvia Salis per presunte irregolarità contenute nel Bilancio dell’ente per il 2024.
L’ipotesi di reato, già invocata ieri dalla sindaca, è quella di “falso in Bilancio” e si riferisce in particolare alla decisione di inserire la “rivalutazione” di 4 scenografie che erano state acquistate dal precedente Sovrintendente dal “collega” del Teatro alla Scala di Milano.
Un’operazione che sarebbe “costata” al teatro genovese appena 30mila euro ma che, poco dopo, avrebbe “fruttato” oltre un milione e 400mila euro per effetto di una stima di un professionista esterno che la avrebbe valutata oltre un milione e mezzo di euro. Un aumento di valore che, però, non è stato “asseverato” in Tribunale e, secondo l’esposto, non avrebbe valore legale.
Il “dubbio” sollevato dall’esposto è che la rivalutazione sia stata uno strumento per arrivare al pareggio di Bilancio con una forzatura che, se confermata, configurerebbe il reato di falso in Bilancio perché, solo grazie a quel valore il Bilancio 2024 è stato chiuso con un attivo di 19mila euro.
Se quel valore fosse inferiore il Bilancio sarebbe stato “falsato”.
In mattinata era arrivata l’indiscrezione secondo cui l’acquisto ad appena 30mila euro delle 4 scenografie del Teatro alla Scala, sarebbe scaturita dai “buoni rapporti” tra gli enti e all’esigenza di trovare una sistemazione per le scenografie a causa di una non meglio precisata “mancanza di spazio”. Tuttavia, come chiarito dalla sindaca Salis, se la sovrintenzenza dell’ente milanese avesse “svenduto” le scenografie (con un valore cinquanta volte inferiore) potrebbe nascere un problema legale anche per i vertici perché si potrebbe trattare di un’operazione non autorizzabile.
Una vicenda quindi molto complessa e su cui la Magistratura farà chiarezza esaminando il Bilancio e probabilmente commissionando una perizia estimativa per le quattro scenografie acquistate.
Se, come teme la sindaca Silvia Salis, il valore fosse molto inferiore, emergerebbe un ulteriore grave “buco” per le case del Teatro Carlo Felice che si aggiungerebbe alla perdita stimata per il 2025 di circa 2,8 milioni di euro.
La magistratura dovrebbe poi stabilire chi e come decise per l’inserimento della plusvalenza nell’approvazione del Bilancio e perché non venne certificata.
L’eventuale aggravamento della già precaria situazione economica del Teatro Carlo Felice potrebbe portare al commissariamento dell’ente con possibili ripercussioni anche sui 300 lavoratori.






















