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Nessy Guerra, sit in a Roma per chiedere il rientro in Italia con la figlia

nessy guerraSanremo (Imperia) – Una manifestazione davanti a Montecitorio per chiedere al Governo italiano di intervenite diplomaticamente sul “caso” di Nessy Guerra, la donna italiana originaria di Sanremo bloccata da tre anni in Egitto perché non vuole abbandonare la figlia nata lì e contesa con l’ex marito che la perseguita.
Nessy Guerra rischia di finire in carcere per sei mesi perché recentemente condannata per “adulterio” dopo essere stata scagionata dalla stessa accusa per ben due volte. Una situazione di tensione che si aggiunge alla necessità di sfuggire all’ex marito che l’ha più volte minacciata e le da incessantemente la caccia.
L’uomo, condannato in via definitiva in Italia per stalking e maltrattamenti nei confronti di un’altra donna, è cittadino italiano anche se la sua famiglia è in parte egiziana.
Le richieste di estradizione non vengono recepite dall’Egitto che ha invece bloccato il passaporto della bambina, cittadina italiana, per la richiesta di divieto di espatrio presentata dal padre.
Una situazione apprentemente senza sbocco che vede inoltre il rischio che, andando la donna in prigione, la bambina venga affidata al padre che sui social afferma di essere Gesù e di poter scatenare terremoti e distruzioni.
Parlamentari del partito di Azione hanno organizzato un sit-in davanti a Montecitorio per chiedere al Governo di intervenire sulla vicenda, riportando in Italia la donna e la sua bambina.
Il caso è noto all’opinione pubblica da anni, con la trasmissione Chi l’ha visto che segue costantemente l’evolversi della situazione e nonostante le rassicurazioni del ministro degli esteri Antonio Tajani, Nessy Guerra è ancora bloccata nelle stesse condizioni iniziali e non vede via di uscita dalla terribile situazione.
Usando i social Nessy Guerra lancia appelli accorati e denuncia di essere costantemente sotto la minaccia di un uomo che potrebbe fare del male a lei, ai suoi familiari e persino alla piccola.
Appelli che, al momento, non hanno fato scattare le misure di protezione che un paese civile riconosce a tutti i suoi cittadini.
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