HomeGenovaCronacaTragedia alle Maldive, proseguono le autopsie, attesa per le attrezzature sub

Tragedia alle Maldive, proseguono le autopsie, attesa per le attrezzature sub

maldive grotta sub mortiGenova – Riprendono oggi, a Gallarate, le autopsie sui corpi dei cinque subacquei deceduti nella tragedia avvenuta nella Grotta degli Squali, nell’atollo di Vaavu, alle Maldive.
Oggi dovrebbero essere esaminati i corpi di Monica Montefalcone, docente dell’Università di Genova e Ricercatrice, della figlia Giorgia Sommacal, della ricercatrice Muriel Oddenino, del biologo universitario Federico Gualtieri e della guida e responsabile dell’imbarcazione delle crociere sub, Gianluca Benedetti.
Escluse lesioni o segni che possano far pensare ad incidenti di natura traumatica, restano da accertare cause di morte legate alla mancanza d’aria o alla intossicazione da miscele o gas tossici anche se queste ultime vengono considerate piuttosto improbabili.
Gli esiti delle autopsia chiariranno le circostanze dei decessi ma gli esami istologici e chimico-fisici potranno rispondere a domande più complesse formulate nelle ipotesi investigative della Procura di Roma che coordina le indagini.
E’ probabile che le informazioni più importanti e decisive possano arrivare dall’analisi delle attrezzature sotto sequestro delle autorità maldiviane e che hanno garantito massima collaborazione con quelle italiane.
Le attrezzature sono state raccolte dai tre sub specializzati nel recupero in grotta e che hanno estratto i corpi dalla grotta formulando in quell’occasione alcune ipotesi come l’uso di bombole non adatte al genere di immersione perché “troppo piccole” e insufficienti per una esplorazione di lunga durata e nelle profondità della grotta o il sollevamento di sedimenti dal fondo che potrebbero aver ridotto o addirittura annullato la visibilità, inducendo in errore i sub che avrebbero perso la via di uscita.
Ipotesi al vaglio degli inquirenti e che dovranno ovviamente trovare riscontri nelle verifiche fatte in Italia.
In arrivo o già arrivate (ancora non è chiaro) dovrebbero esserci le bombole usate nell’immersione dai cinque sub, i loro computer da polso, in grado di registrare comportamenti, durata dell’immersione, consumo di aria e rispetto di eventuali soste di decompressione (improbabili) e infine le telecamere “action camera” che alcuni sub indossavano e che potrebbero aver registrato le fasi importanti dell’immersione tragica e persino eventuali incidenti o i terribili minuti che hanno preceduto la morte dei sub.
Il team di avvocati che segue la compagnia che ha organizzato la crociera sub alle Maldive, intanto, avrebbe confermato e ribadito che, a bordo della Duke of York c’erano solo attrezzature ricreative come prescritto dalle normative maldiviane e pertanto escluderebbero ipotesi di immersioni “tecniche” come quella nella grotta.
La famiglia di Monica Monefalcone amareggiata per la rimozione delle pagine web
Altro motivo di amarezza per la famiglia della docente universitaria morta nella tragica immersione riguardano la decisione di cancellare le pagine web riguardanti Monica Montefalcone e la ricercatrice Muriel Oddenino dal sito ufficiale dell’Università.
Una “procedura automatica” secondo la nota diffusa dall’ente legata all’immissione della data di decesso delle persone e che avrebbe innescato una serie di modifiche “automatiche” anche se molti fanno notare che, sul sito, restano i nomi e il curriculum quantomeno della docente universitaria.
Il “caso” resta aperto e molte le polemiche e le discussioni nate e proseguite, specie sui social, su quanto avvenuto nelle profondità delle Maldive.
Intanto le indagini riguardano anche i rapporti tra la docente e l’università e le autorizzazioni per le immersioni da effettuare.
L’Università di Genova ha smentito sin da subito autorizzazioni a immersioni “tecniche” o comunque “profonde” e ora tutti gli incartamenti e la documentazione delle Ricerche, che potrebbe contenere evidenze di monitoraggi ad alta profondità, sono attentamente analizzate dagli inquirenti e dai tecnici incaricati alle verifiche.
Alcuni colleghi della docente deceduta sono già stati ascoltati e molto probabilmente altri testimoni o “persone informate sui fatti” verranno ascoltati alla ricerca di informazioni preziose per determinare eventuali responsabilità su quanto avvenuto.
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