Genova – Indagini in corso a Quinto per il violento pestaggio avvenuto nella notte tra sabato e domenica, che è avvenuto per le vie del quartiere, nella zona tra i giardini di Quinto e corso Europa.
Secondo le testimonianze di alcuni residenti, un gruppo di una ventina di giovani incappucciati e con i caschi da moto sulla testa, avrebbero aggredito a bastonate dei ragazzini presenti nei giardini e che secondo altre testimonianze, potrebbero essere minori non accompagnati ospitati in una vicina struttura.
Una vera e propria “spedizione punitiva” come quella che sarebbe avvenuta, qualche giorno fa, in via Pianderlino, a San Fruttuoso, contro un ragazzino di 17 anni, colpito a bastonate perché accusato di far parte di un gruppo di minori non accompagnati che ha creato “problemi” nella zona di piazza Martinez o forse solo perché con la pelle scura e nato in nord Africa.
Due episodi forse collegati tra loro viste le modalità molto simili e per il fatto che, sui social, gruppi di persone lanciavano da tempo inviti più o meno chiari a “scendere in strada e farsi giustizia da soli”.
E le indagini partono proprio dai social e dagli “appelli” firmati con nome e cognome e fotografia oltre ad una serie di “fake”, con nomi inventati, che pensano di restare “anonimi” ma che verranno identificati grazie all’IP che caratterizza ogni collegamento ed è unito ad una connessione internet che, per forza di cose, ha un proprietario.
Vengono passate al setaccio anche le immagini riprese dalle telecamere della zona e che hanno ripreso le azioni violente ma che possono anche aver ripreso l’arrivo dei singoli componenti della “ronda” e magari senza cappuccio o scesi da auto e moto con tanto di targa.
Cresce l’allarme per questo tipo di “giustizia fai da te” che già in passato ha portato a risultati terribili come il pestaggio a morte di sospetto “pedofilo” a Molassana, in realtà una persona con dei problemi ma che mai si era macchiato delle accuse che gli erano state rivolte.
Una vicenda conclusa con un uomo in agonia e poi deceduto e alcuni giovani incriminati per la sua morte.
Si moltiplicano anche gli appelli alla calma e alla ragione e di chi invita a riflettere sull’uso di parole violente usate da alcuni partiti politici per raccogliere qualche voto in più quando, in crisi, c’è l’intero sistema della sicurezza, con sindacati delle forze dell’ordine che continuano a denunciare che non ci sono forze necessarie a presidiare il territorio e che non solo non si assumono più poliziotti e carabinieri ma addirittura non vengono rimpiazzati nemmeno le persone che vanno in pensione.




















