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Genova, spedizioni punitive e ronde, Arci Genova: nessuno spazio alle squadracce

Quinto giardini giannelliGenova – “No alle ronde razziste, nessuno spazio alle squadracce”. Lo ribadiscono Arci Genova e Arci Solidarietà alla notizia di una nuova sospetta spedizione punitiva che avrebbe interessato il quartiere di Quinto dopo quello di San Fruttuoso, con una ventina di persone incappucciate e con i caschi in testa, che avrebbero assalito a bastonate alcuni ragazzini minorenni “accusati” di essere minori non accompagnati “in cerca di guai”.
«Nessun disagio o senso di insicurezza può giustificare cacce all’uomo contro dei ragazzini – scrivono i Volontari dell’ARCI – È il momento che la città solidale prenda la parola contro un clima avvelenato ad arte»
Il motivo dell’allarme la seconda presunta spedizione punitiva in poche ore. Con ragazzini assaliti e malmenati da “giustizieri della notte” reclutati probabilmente con catene di messaggi sui social – su cui è in corso una indagine – e che hanno preso a pretesto la cronaca recente per decidere in autonomia, senza processo e senza prove, che alcuni ragazzini ospitati in comunità alloggio della zona, sono da considerare gli autori di episodi di violenza, furti e aggressioni.
Episodi che non hanno invece un colpevole certo e sui quali sono in corso le indagini delle forze dell’ordine che sembrano “superate” dall’iniziativa dei picchiatori che hanno già condotto le indagini meglio di carabinieri e polizia, hanno già individuato e condannato i presunti colpevoli come avrebbe fatto un giudice in un Tribunale, ma, soprattutto, hanno già emesso una sentenza che va ben oltre le regole della Legge italiana – che non prevede pene corporali – e l’hanno “applicata”.
“Le ultime aggressioni e violenze perpetrate nei confronti di minori stranieri non possono e non devono essere liquidate come semplici “episodi di tensione” – spiegano ancora ad Arci Genova e Arci Solidarietà – Siamo di fronte ad atti di violenza mirata, a squadracce figlie di un clima razzista e intollerante, alimentato ad arte. Non ci troviamo davanti a una legittima richiesta di sicurezza, bensì al sintomo evidente di un profondo fallimento educativo, sociale e culturale che sta attraversando la nostra città”.
Secondo l’appello “la questione dei minori stranieri non accompagnati e della convivenza nei quartieri va affrontata in primo luogo in termini sociali. La sicurezza non si costruisce militarizzando i quartieri o tollerando le ronde ma spezzando la marginalità e migliorando la qualità della vita di tutti”.
“Rispondere a un disagio sociale con la violenza o con la retorica dell’esclusione – aggiunge Arci – significa legittimare la legge del più forte, rischiando, inoltre, di logorare la tenuta democratica e la storica vocazione solidale e antifascista del nostro territorio. Di fronte a questa deriva, Arci Genova e Arci Solidarietà auspicano e sollecitano con forza una presa di parola collettiva e una forte iniziativa da parte delle reti sociali e associative. È necessario che il terzo settore, il mondo del lavoro e l’intera cittadinanza non restino a guardare. Solo ricostruendo i legami sociali e di comunità e la solidarietà di quartiere potremo dare una risposta ferma, civile e davvero efficace a chi soffia sul fuoco dell’odio”.
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