HomeVarieGenocidio in Palestina, Genova ospita 14 cestiste dai campi profughi

Genocidio in Palestina, Genova ospita 14 cestiste dai campi profughi

basket cestiste palestinesiGenova ospiterà 14 giocatrici di basket palestinesi provenienti dai campi profughi di Shatila, nel Libano meridiaonale, tristemente noti per i massacri dei filo israeliani, nel 1982.
Tra poche settimane 14 ragazze, cestiste palestinesi, arriveranno a Genova tramite l’associazione Basket Beats Borders che crea supporto e opportunità per ragazze che crescono in uno dei contesti più difficili del Medio Oriente.
Per due giorni la nostra città diventerà una tappa del loro viaggio in Italia.
Giocheranno a basket, visiteranno Genova, incontreranno realtà sportive e associative del territorio e vivranno momenti di socialità costruiti grazie all’impegno di decine di volontarie e volontari.
Basket Beats Borders è un progetto nato per rompere l’isolamento e creare opportunità per ragazze che crescono in uno dei contesti più difficili del Medio Oriente. Attraverso lo sport costruisce relazioni, autonomia e speranza dove troppo spesso ci sono solo confini, discriminazione e precarietà.
L’8 e il 9 luglio Genova avrà la possibilità di fare la propria parte.
“Per accogliere al meglio le ragazze – spiegano gli organizzatori – abbiamo bisogno del sostegno della comunità cittadina. L’obiettivo è semplice ma fondamentale: raccogliere 800 euro per coprire i costi vivi della loro permanenza in città, dagli spostamenti all’alloggio, fino alle attività che renderanno questa esperienza indimenticabile”.
E’ possibile sostenere il viaggio delle ragazze palestinesi a questo link
Con le donazioni sarà possibile pagare
• trasporti e spostamenti delle ragazze;
• vitto e alloggio durante la permanenza a Genova;
• attività sportive e ricreative organizzate in città.
Se verranno superate le necessità, i fondi aggiuntivi serviranno a sostenere direttamente le attività sportive dello Shatila Sport Center in Libano.
“Lo sport non cambierà da solo il mondo – spiegano gli organizzatori – Ma può creare incontri che sembravano impossibili, costruire ponti dove qualcuno vorrebbe alzare muri e ricordarci che la solidarietà non si ferma ai confini”.

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