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Ragazza morta a Ceriale, la mamma lancia un appello allo Stato: serve una Legge

Barbara di StefanoCeriale (Savona) – Un appello allo Stato e alla Politica affinchè nasca una Legge che interviene nei casi nei quali i social vengono usati in modo disumano, per deridere una persona morta o per far soffrire la sua famiglia ma anche per tutelare tutti rispetto a Multinazionali che sempre più spesso “se ne lavano le mani” dell’uso distorto dei social che hanno creato.
A lanciare il grido di allarme è Barbara di Stefano, madre di Sofia Barbieri, la ragazza travolta ed uccisa da un’auto mentre rientrava a casa.
La donna, oltre al dolore per la morte della figlia, ha dovuto guardare il video pubblicato da uno dei ragazzi presenti sull’auto che ha spezzato la vita a Sofia e ha dovuto ascoltare le parole pronunciate mentre la giovane lottava tra la vita e la morte.
Il video scandalo ha suscitato un’ondata di rabbia e protesta ma l’autore è partito per l’estero e non è più tornato.
Mentre esperti e opinionisti parlano di “gioventù anestetizzata” e che non riesce più a sintonizzarsi su sentimenti che hanno fatto andare avanti l’Umanità per millenni, la madre di Sofia chiede anche di capire che si deve mettere un freno a tutto questo, quantomeno per responsabilizzare i proprietari dei social oltre che gli utenti.
“Mentre mia figlia era sospesa tra la vita e la morte – ha detto Barbara di Stefano in un video diffuso dopo il funerale della ragazza – qualcuno non ha visto la ragazza di 22 anni che stava lottando per vivere, ha visto l’occasione. Ha preso il telefono Ha registrato un video Ha pronunciato frasi offensive disumane e questo che mi sconvolge più della rabbia perché continuo a chiedermi come siamo arrivati a questo. come può un essere umano, davanti a una tragedia, scegliere di filmare invece di rispettare, di deridere invece di fermarsi, di cercare visibilità invece di mostrare l’umanità”.
“In quel momento – ha proseguito la mamma di Sofia – non è stata ferita soltanto Sofia è stata calpestata la dignità della vita umana. E’ stato ferito il dolore di una madre, di una sorella, di una famiglia. Ma è stata ferita anche la coscienza di tutti noi perché se un ragazzo riesce a ridere mentre una giovane donna lotta tra la vita e la morte, allora dobbiamo tutti fermarci a riflettere.
Condanno con tutta me stessa questo gesto perché non ha offeso soltanto Sofia ha offeso il valore della vita, ha offeso tutte le famiglie, ha offeso ogni persona che crede ancora nel rispetto”.
In un appello Barbara di Stefano si rivolge “allo Stato italiano, alle istituzioni, a chi è il compito di fare le leggi: abbiate il coraggio di dare un segnale forte. Servono norme efficaci contro chi usa i social per inviare una vittima per deridere una tragedia o per calpestare il dolore di una famiglia”.
La donna ha poi rivolto un appello anche al ragazzo che ha pubblicato il video.
“Mi auguro – ha detto – che il responsabile di quel video torni in Italia e affronti le proprie responsabilità davanti alla giustizia perché ciò che è accaduto non può rimanere senza una risposta. Se permettiamo che tutto questo passi, come se fosse normale, allora domani potrebbe accadere ancora e avremo fallito tutti. Come Stato, come Istituzioni, come società, come genitori”.
Molti osservatori fanno notare che, in realtà, le Leggi esistono già e imporrebbero ai proprietari dei social non solo l’obbligo di controllo e verifica ma anche e soprattutto di avere un ruolo attivo nella lotta a questo genere di storture.
Il problema, semmai, è la mancanza della “volontà” di fare rispettare queste regole.
Chi ha esperienze negative con i social deve presentare denuncia alla polizia postale e non riesce a chiedere direttamente al social di intervenire, con un team “umano” e non con un algoritmo. Non esiste un tasto “controlla cosa sta succedendo” e non sembra esserci un ufficio contattabile dall’esterno per chiedere un intervento immediato nel caso di gravi episodi come questo.
Eppure le leggi ci sono e basterebbe farle rispettare come avviene in altri Paesi dove i proprietari dei social vengono condannati a multe di miliardi di euro per non aver ottemperato ai loro obblighi di garanzia.
(sotto il video appello lanciato da Barbara di Stefano, madre di Sofia Barbieri)

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