Genova – La morte di Francesca Testino, la donna travolta e uccisa dal crollo della palma in piazza Paolo da Novi, alla Foce non fu una calamità imprevedibile. Rischia di pesare come un macigno la perizia tecnica affidata ad una docente dell’Università di Pisa e che, secondo le prime indiscrezioni, punterebbe il dito su cura e manutenzione della pianta per spiegare il tragico crollo del 12 marzo 2025 in cui perse la vita la funzionaria regionale.
Cura e manutenzione che avrebbe potuto fare la differenza visto che la palma era inclinata da vent’anni, aveva mostrato segni di sofferenza radicale e più volte ne era stata segnalata la “pericolosità” agli uffici competenti che, dopo analisi e perizie l’avevano registrata in categoria C, di gravità moderata.
La perizia, insomma, rischia di smontare la linea difensiva delle 12 persone indagate per il tragico crollo e di aggravarne ulteriormente la posizione.
La consulenza richiesta dal pubblico ministero verrà acquisita nella prossima udienza del processo, il 12 maggio.
Sempre secondo le indiscrezioni la perizia escluderebbe l’intervento di un evento meteo estremo e si concentrerebbe, invece, su scarca cura e interventi sporadici che, se anche non avessero aggravato la situazione, certamente non l’hanno migliorata.
Secondo l’esperta, inoltre, sarebbero mancati gli interventi di messa in sicurezza come ancoraggi e limitazioni al passaggio sul marciapiede da parte dei pedoni.
Tutte cose che, secondo il perito dell’accusa, avrebbero potuto salvare la vita di Francesca Testino.























