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Genova Parcheggi ancora sotto attacco hacker, multe bloccate

polizia postaleGenova – L’attacco hacker con il virus ransomware è ancora in atto e la App per pagare le multe di Genova Parcheggi è ancora bloccata. Non accenna a risolversi il problema informatico legato all’attacco di pirati informatici ai servizi server di Netalia, azienda genovese specializzata nei servizi digitali.
Dal 23 marzo molti dei servizi sono “sospesi” e tra questi quello che sta creando più problemi al Comune di Genova è quello dei pagamenti delle sanzioni. Chi si collega alle pagine dove dovrebbero essere attivi i servizi di pagamento, non riesce ad effettuare il saldo e viene indirizzato agli sportelli “fisici” che, però, potrebbero avere le stesse difficoltà visto che dati e informazioni delle multe sono dentro ai server che risultano sotto attacco del famigerato virus “ransomware” che blocca le macchine, impedisce l’accesso anche ai proprietari e, dopo aver criptato tutte le informazioni, chiede un “riscatto” per poter fornire le chiavi di accesso e tornare a controllare tutte le funzioni.
Per il momento il problema è stato affrontato con una “proroga” per i pagamenti delle multe con la formula della “tariffa ridotta”, concessa a fronte di un pagamento, entro i 5 giorni successivi, della sanzione.
Non potendo pagare, i contravventori rischiano di perdere questa occasione e pertanto il Comune ha già comunicato che il termine verrà esteso sino a quando non sarà possibile pagare con le app.
Le tempistiche inizialmente annunciate come ridotte, però, sono già arrivate ad oltre una settimana, considerando l’annuncio dei “problemi” dal 23 marzo e i problemi per il Comune potrebbero diventare complessi perché gli importi delle sanzioni sono una boccata d’ossigeno per le casse comunali e perché c’è chi inizia a mettere in discussione la “attendibilità” delle multe laddove si parla di pirateria informatica, di perdita del controllo dei server e di impossibilità ad operare da parte di chi gestisce i dati sensibili e i supporti informatici stessi che conservano i dati delle sanzioni.
Dalla vicenda insomma, potrebbe derivare una cascata di ricorsi, dovendosi dimostrare che i dati non possano essere stati modificati o alterati dai pirati informatici.