Val Trebbia (Genova) – Un altro grave episodio di bracconaggio in Liguria è stato denunciato nelle scorse ore dall’ENPA Genova. É avvenuto dopo il ritrovamento di un lupo in condizioni disperate in alta Val Trebbia, colpito con dei pallini di piombo e ferito alle zampe.
L’animale è stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico per salvargli la vita ma, purtroppo, non ha retto all’anestesia e è deceduto.
“Pronto intervento con epilogo amarissimo stamattina – scrive l’ENPA – quando ci è stato segnalato un lupo che si trascinava penosamente nei boschi di Propata (alta Val Trebbia).
Ci siamo prontamente recati sul posto assieme alla vigilanza regionale, per eseguire una telenarcosi e poterlo così recuperare: nel frattempo il lupo, sfinito, era crollato rinunciando alla fuga.
Il lupo non riusciva ad alzarsi in piedi sulle zampe posteriori, che erano gravemente danneggiate: i raggi a cui è stato sottoposto, oltre a confermare orrende fratture a tibie e peroni, ha rivelato un gran numero di pallini di piombo proprio nelle zampe posteriori.
Dunque un gravissimo atto di bracconaggio, l’ennesimo contro questa specie. Frutto di ignoranza, cattiveria, e della campagna di odio portata ormai avanti all’unisono da media e politica, che legittimano gesti criminali come questo.
Il lupo, vista la presenza di pallini nella porzione posteriore del corpo, stava sicuramente scappando da chi gli ha sparato: fare fuoco alle spalle di un animale che fugge aggiunge anche vigliaccheria al gesto.
Si trattava di un maschio adulto, forse futuro padre nei prossimi mesi, forse con una compagna che non lo vedrà tornare più.
L’unico modo per provare a salvare il lupo, che ormai presentava zampe al limite della necrosi e con gravissime infezioni – probabilmente si trascinava da alcuni giorni – era operarlo d’urgenza pulendo e disinfettando le ferite, e applicando chiodi endomidollari e placche. Un intervento lungo, costoso, rischioso.
Ci abbiamo provato, ma il lupo – ormai stremato dopo giorni di digiuno e lento dissanguamento – non ha retto all’anestesia.
L’unica magra consolazione è averci quantomeno provato, evitandogli una lenta morte tra stenti e dolore.
Abbiamo subito risposto presenti, ma dinanzi ai continui gesti di questi delinquenti – quasi mai individuati, quasi sempre impuniti, spesso eletti eroi nel contesto in cui si muovono – è davvero difficile non farsi sopraffare da rabbia e amarezza.
Ma noi continueremo a lottare, in un paese dove leggi e rispetto per gli animali selvatici sono ormai passati di moda”.
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