Genova – Altre due biciclette del bike sharing lanciate nei corsi d’acqua cittadini ed ancora proteste per un servizio che presenta ancora alcune criticità da risolvere.
Questa volta le biciclette sono state buttate nel rio Cantarena, nella zona di via Faraggiana, ed ancora nel quartiere di Sestri Ponente.
Una bicicletta è stata gettata nella zona del vecchio mulino, sotto la cascata, e un’altra è poco più a monte.
Gesti di vandalismo che certamente non hanno giustificazione ma è indubbio che sia in crescita esponenziale la rabbia dei genovesi nei confronti dei mezzi troppo spesso abbandonati dove capita e in palese violazione delle norme che dovrebbero regolarne l’uso.
Le bici vengono trovate sui posti auto riservati ai disabili, sui marciapiedi, in mezzo alla strada e spesso in aree private dove creano particolare disagio visto che si tratta di zone dove posteggiano privati cittadini o passano con auto e scooter.
Le lamentele sono numerose e aumentano con il “diffondersi” del servizio che, a quanto risulta, potrebbe già contare migliaia di esemplari in circolazione.
Un servizio che potrebbe funzionare e dare un piccolo contributo alla soluzione del problema del trasporto pubblico rischia di naufragare per l’incivilta degli utilizzatori ma anche per le regole di utilizzo che forse potrebbero essere più stringenti.
In particolare ci si domanda come sia possibile che le biciclette, una volta usate, possano essere abbandonate in zone dove è vietata la sosta.
Sulla carta dovrebbe essere necessario scattare una foto al momento del “rilascio” e “qualcuno” accerterebbe da remoto il corretto posteggio.
Solo a quel punto la “corsa” si ferma e il pagamento si blocca. Tuttavia l’esperienza dei genovesi dice che le bici vengono troppo spesso abbandonate dove capita.
Qualcuno insinua che vengano “spostate” dopo il rilascio ma alcune compagnie hanno un blocco automatico sulle ruote e un allarme che suona se vengono mosse senza lo sblocco ed essendo piuttosto pesanti risulta poco probabile.
Forse sarebbe necessaria una “verifica della verifica”, con il Comune – controllore del servizio – chiamato a verificare a campione le foto inviate e la procedura di rilascio.
Inoltre molte bici vengono usate da ragazzini e addirittura bambini, in assenza di adulti accompagnatori e i genovesi si domandano quale sistema esista per controllare l’età dell’utilizzatore.
Appare evidente che minori e bambini non dovrebbero potersi mettere in strada, in mezzo al traffico, senza casco, e senza alcuna conoscenza del codice della strada e su mezzi in grado di arrivare a velocità in grado di trasformare un impatto in una tragedia.
Sui social circolano video dove si vedono le bici del bike sharing utilizzate addirittura da due ragazzini contemporaneamente e ci sonoi primi incidenti, con una bici che si scontra frontalmente con un taxi ad una rotonda.
Fortunatamente solo danni materiali ma chi sarebbe il responsabile nel caso di un grave incidente?
(Foto dalla pagina Biciclette fantastiche e dove trovarle)





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