HomeGenovaCronacaRaccolta fondi per Hamas, tutto ruota attorno al materiale fornito da Israele

Raccolta fondi per Hamas, tutto ruota attorno al materiale fornito da Israele

mohammad hannounGenova – Non torneranno in libertà ma è colpo di scena nelle indagini sul presunto finanziamento del braccio terroristico di Hamas dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione che ha annullato la conferma alla carcerazione per gli ultimi 4 indagati ancora in carcere per l’inchiesta sulla presunta raccolta di fondi per finanziare il terrorismo palestinese da parte di cittadini palestinesi.
La Suprema Corte italiana ha annullato i provvedimenti ma non ha rimesso in libertà gli indagati che, invece, dovranno essere nuovamente giudicati da un altro Tribunale del Riesame che valuterà nuovamente le circostanze (e i documenti) che hanno portato alla conferma degli arresti e potrebbe confermarli oppure annullarli, decidendo il ritorno in libertà di Mohammad Hannoun e di altre persone che da tempo vivono in Italia e sono accusate di aver raccolto fondi per finanziare Hamas, l’organizzazione che lotta per la liberazione della Palestina e che, nel contempo, ne rappresenta il governo sino a nuove elezioni.
Nella vicenda restano fondamentali, in un senso o nell’altro, le decisioni sul “peso” da dare all’ampia documentazione fornita da fonti militari israeliane, alla Giustizia italiana e sulla cui attendibilità e utilizzabilità in Tribunale pende la decisione della Corte di Cassazione.
Per la difesa si tratta di materiale non utilizzabile perché raccolto da autorità militari di un paese che ha aggredito militarmente la Palestina e che, comunque, non è stato raccolto attraverso una collaborazione – controllata e verificabile – tra le autorità investigative italiane e quelle israeliane.
Per l’accusa si tratterebbe invece di materiale che comprova l’attività dell’organizzazione italiana di alcune associazioni che avrebbero raccolto fondi ufficialmente diretti alla popolazione palestinese ed in realtà utilizzate da Hamas ed in particolare dal suo “braccio armato”.
Una questione di lana caprina per la Giustizia italiana anche perché Hamas governa nei territori di Palestina e non è così semplice determinare con un confine netto quali attività siano in supporto della popolazione e quali invece relative all’attività armata.
La distinzione di questo confine, però, sarà determinante sull’esito della vicenda perché l’architetto Hannoun sostiene di aver sempre raccolto fondi per il popolo palestinese mentre i documenti forniti dalle autorità israeliane – come detto ancora da verificare – sembrano descrivere una verità diversa.
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