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Genova, delitto del trapano, Verduci chiede il rito abbreviato

Luigia Borelli Antonella omicidio trapano GenovaGenova – Ha scelto il rito abbreviato Fortunato Verduci, il 66enne accusato dell’omicidio di Luigia Borrelli, l’infermiera trovata morta nel 1995 nel “basso” di vico Indoratori, nel centro storico genovese dove la donna conduceva una doppia vita.
L’omicidio, rimasto sino ad oggi senza colpevole, è ricordato dalle cronache come il “delitto del trapano” perché l’assassino infierì sul corpo della donna con lo strumento di un muratore che stava eseguendo lavori nel locale.
Unico indagato, decenni dopo, appunto, Fortunato Verduci, carrozziere in pensione e all’epoca dei fatti appassionato di gioco d’azzardo e probabile cliente della vittima per la sua attività di presta-soldi.
Secondo l’ipotesi d’accusa, infatti, l’uomo si era indebitato con la donna per pagare i debiti di gioco ed avrebbe deciso di uccidere a seguito dell’impossibilità di rientrare di un grosso prestito.
L’uomo avrebbe deciso di chiedere il rito abbreviato perché “escluderebbe” la pena dell’ergastolo e consentirebbe uno sconto della pena sino ad un terzo, un massimo di 30 anni nel caso fosse riconosciuto colpevole di omicidio.
Un omicidio brutale quello di vico Indoratori e per il quale sono finiti sotto indagine diverse persone, una delle quali si tolse la vita all’epoca dell’inchiesta.
Negli anni a venire sono stati diversi i sospettati e al nuovo indagato si arriva grazie ad un approfondimento dei test del dna con le tecniche più recenti e che ha portato all’identificazione di una corrispondenza con il codice genetico di Verduci.
L’uomo, però, non è mai stato in carcere per l’omicidio nonostante la tesi dell’accusa sia suffragata da elementi probatori “solidi”.
L’ex carrozziere di Marassi ha “superato” indenne ben tre richieste di arresto sempre respinte dai magistrati.