Genova – Si apre oggi, al Tribunale di Genova, a palazzo di Giustizia, il processo per il celebre “delitto del trapano” che potrebbe stabilre chi, nella notte tra il 5 e il 6 settembre 1995 aggredì ed uccise Maria Luigia Borrelli nel suo “basso” di vico Indoratori.
Un delitto rimasto sino ad ora insoluto, rappresentando uno del cold case più avvincenti della cronaca nera genovese.
Unico indagato, ma solo l’ultimo di una lunga serie, Fortunato Verduci, 66 anni, carrozziare in pensione. L’uomo è accusato di aver ucciso la donna di 42 anni a seguito di una lite su una grossa somma di denaro chiesta per pagare i debiti di gioco accumulati a causa di una forte ludopatia.
Secondo l’ipotesi accusatoria, infatti, Verduci avrebbe aggredito e ucciso la donna per derubarla dell’incasso della serata o, ma si tratta di ipotesi tutte da dimostrare, per un prestito di denaro che la donna aveva fatto o doveva fare.
Una aggressione brutale, terminata con l’uccisione e il macabro uso di un trapano per infliggere ferite terribili.
Dal 1995 in poi sono stati numerosi gli uomini finiti nel mirino della Giustizia per il delitto ma la “soluzione” del caso è rimasta aperta sino ad un accertamento genetico sul materiale trovato sul luogo del delitto.
Un esame del dna eseguito con le tecniche più moderne che aveva restituito un responso particolare: la somiglianza del campione con quello di un lontano parente di Verduci che, finito nei guai con la Giustizia, era stato “campionato”, ovvero il suo profilo genetico era nella banca dati.
Una volta compresa l’origine del campione sono stati esaminati i profili genetici dei parenti sino a risalire a quello di Verduci che risulta compatibile con quello trovato sul luogo del delitto.
Oggi, in Tribunale, l’ex carrozziere potrebbe chiedere il rito abbreviato sebbene continui a proclamarsi innocente. Forse un espediente suggerito per limitare, in caso di condanna, la pena definitiva.




























