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Genova, protesta a Carignano per il taglio di altri alberi

Carignano alberi pini genovaGenova – Una manifestazione di protesta per chiedere la sospensione dell’abbattimento di 4 grandi alberi di pino in corso Podestà, a Carignano. Ambientalisti e associazioni per la difesa dei beni paesaggistici in piazza, questa mattina, alle 7,30 per bloccare l’abbatimento di altri 4 alberi in via Podestà già una volta “condannati a morte” dalla precedente amministrazione e poi “salvati in extremis” grazie alla mobilitazione popolare.
La vicenda è tornata alla ribalta con l’annuncio dei 4 nuovi abbattimenti “per motivi di sicurezza” e al ritorno delle valutazioni che avevano già fatto emettere la sentenza di morte.
Gli alberi fanno parte di una serie di piante monumentali già in parte abbattute da fenomeni atmosferici e – secondo le accuse mosse dagli ambientalisti – da anni di incuria e mancata manutenzione. Una pianta era crollata improvvisamente sulla strada, tempo fa ed una seconda abbattuta a seguito di segni evidenti di un cedimento.
Secondo ambientalisti e difensori delle bellezze paesaggistiche, sarebbe in atto un programma di eliminazione di tutte le piante che, in qualche modo, sono di difficile gestione e la loro sostituzione con piante a lentissima crescita e di più semplice (ed economica) gestione.
La protesta di questa mattina chiede la sospensione del taglio e l’avvio del promesso “percorso partecipativo” con il quale il Comune aveva annunciato di volersi interfacciare con residenti e associazioni in questo tipo di situazione.
Non più tagli “a sorpresa” ma un percorso partecipato con la comunicazione delle “intenzioni”, la messa a disposizione trasparente delle perizie tecniche che condannano gli alberi e il tempo necessario ad una contro perizia.
Durissimo l’attacco dell’associazione Italia Nostra che già in passato aveva ottenuto il “dietro front” del Comune dal taglio degli alberi.
“Con il perfetto e l’usuale tempismo a ridosso di una festività – scrive Italia Nostra Genova – é stato disposto dal Comune per lunedì 4 maggio l’abbattimento di 4 pini domestici in Corso Podestà. La cosa appare particolarmente grave a seguito delle assicurazioni date in Comune nel corso della riunione di aggiornamento sui lavori di Corso Podestà del marzo scorso nella quale l’Assessora Francesca Coppola aveva detto che per il momento non si prevedevano altri abbattimenti e aveva promesso aggiornamenti a seguito dei risultati delle prove di trazione eseguite nei giorni precedenti.
Si tenga conto del fatto che tre giorni prima era stato abbattuto, con procedura “di somma urgenza”, uno dei più bei pini del corso, che era stato periziato in classe C/D nel 2024 e per il quale era stato suggerito il semplice puntellamento (perizia privata in allora consegnata al Comune). Dal sito di Aster oggi non risultano avvisi di abbattimento. L’ assessora Coppola, cui è stato chiesto se le risulta, risponde “purtroppo si”, frase che sta ripetendo troppo spesso, dal giorno del suo insediamento. A nulla sono valse le reiterate richieste di non disporre abbattimenti immediati, piuttosto di transennare le aree per poter disporre di controperizie, valutare interventi diversi”.
Secondo la denuncia dell’associazione, poi, tra le motivazioni dell’urgenza potrebbe esserci quella di “garantire la sicurezza per il raduno degli alpini” con la perplessità che, sino ad oggi, i genovesi hanno potuto passare sotto gli alberi senza divieti e che non si capisce come mai il rischio sia cresciuto per l’arrivo dell’adunata degli alpini.
“Come detto – scrive Italia Nostra – le aree pericolose di possono transennare, prendendo il tempo necessario a prendere decisioni irreparabili come nel caso in questione”.

“Sembra che davvero il tempo si sia fermato e che non si voglia imparare dagli errori del passato. Ed è questa è la cosa che più rattrista – commenta Giorgio Scarfì, presidente del Circolo Nuova Ecologia – Errori che sono sempre gli stessi, immutabili nel tempo: carenza di cura e mantenimento, di programmazione, di trasparenza, di risorse, di organizzazione e carenza di comunicazione, quest’ultima sempre a cose fatte, più una presa in giro che una vera comunicazione istituzionale rispettosa della cittadinanza”.
Secondo Scarfì “la vicenda della palma di piazza Paolo da Novi del marzo 2025, un vero spartiacque “emotivo” nella gestione del verde in città, al di là delle questioni giuridiche che seguiranno il loro corso, ha lasciato di fatto le varie strutture coinvolte nella triste vicenda a decidere sulle stesse problematiche. Ma è ragionevole tutto ciò, indipendentemente dall’esito del giudizio?”.