Genova – In vista dell’avvio ufficiale della 97esima adunata nazionale degli Alpini si fa più rovente la discussione, specie sui social, tra chi “teme” episodi di molestia per abbondanti bevute e “spirito da camerata” e “militarizzazione” della città e chi invece risponde che sono meglio parchi e giardini pubblici pieni di tende degli alpini piuttosto che di drogati e “maranza”.
La battaglia si combatte sulle rispettive pagine social e se il collettivo Aut Aut 357 attacca parlando di una “Genova trasformata in caserma, scuole chiuse, quartieri blindati” sulla pagina dedicata all’Adunata c’è chi critica duramente gli attacchi di “Non una di meno” scrivendo “fischietti a Genova, silenzio sulla Sharia”
I recenti episodi di “occupazione” abusiva di parchi e giardini, poi, con accampamenti tendati non previsti e piuttosto “rustici” hanno infiammato ancor di più la discussione dividendo tra chi pensa che si tratti di “folklore” e chi invece ribadisce che la Legge vale per tutti e che se si permette una violazione, poi diventa complesso, anche legalmente, evitarne altre.
Il tutto condito con i recenti episodi di cronaca, con scritte e manifesti contro gli Alpini e gli interventi politici a difesa o a redarguire gli Alpini.
Il colpo più duro arriva dal collettivo Aut Aut 357 che, sulla sua pagina Facebook denuncia
“Genova trasformata in caserma, scuole chiuse, quartieri blindati: ancora una volta l’adunata degli alpini viene imposta come evento “di tutti”, quando in realtà rappresenta un modello di città militarizzata, escludente e piegata a logiche che nulla hanno a che fare con i bisogni reali di chi la vive ogni giorno.
Ci raccontano la favola della tradizione, dell’identità, del folklore. Ma dietro le penne nere e le sfilate si nasconde un’occupazione temporanea dello spazio urbano che produce disagi concreti: servizi sospesi, mobilità stravolta, spazi pubblici sottratti alla cittadinanza. La chiusura delle scuole per fare posto a un evento militare è l’emblema di una gerarchia rovesciata: l’istruzione sacrificata, la socialità limitata, tutto subordinato alla celebrazione delle forze armate.
Non è solo una questione logistica. È una scelta politica precisa: normalizzare la presenza militare nelle città, renderla familiare, accettabile, persino festosa. È la stessa logica che giustifica l’aumento delle spese militari mentre si tagliano servizi essenziali, che trasforma le città in scenografie securitarie, che abitua all’idea che il controllo e la disciplina siano valori da celebrare”.
Non è da meno l’attacco lanciato dalla pagina Facebook di “Non una di meno” dove si legge che:
“Siamo in guerra. E Genova festeggia. Con una grande adunata che negherà il diritto allo studio, ai servizi educativi, alle aree verdi e parchi pubblici, alla libertà di circolazione in città ed esporrà molte a molestie e violenza.
Dal 7 al 10 maggio Genova ospiterà la 97° Adunata Nazionale Alpini. L’amministrazione comunale insiste sull’importanza simbolica dell’evento per il “senso di collettività di cui il Paese ha estremamente bisogno” e chiede “sacrificio” alla cittadinanza. Come transfemministe, ci sfugge a quale senso di collettività dovremmo contribuire.
Forse quello di non turbare l’euforia nazionalista e patriottica che da sempre accompagna le adunate, sopportando in silenzio la celebrazione di un mondo fatto di divise, maschilità tossica e cameratismo militaresco? Di immaginari che pongono l’esperienza della guerra come evento inevitabile e fondante della nostra storia e del nostro presente?
La presunta inevitabilità della molestia, il primato dei festeggiamenti militareschi sul benessere collettivo, sanciscono una normalizzazione del sessismo e del militarismo che, oggi più che mai, non possiamo lasciar correre.
Sotto il clima di festosa normalità si cela un immaginario che non ci appartiene:
– *Maschilità tossica e goliardia* : festeggiamenti di corpo militare che più di ogni altro evoca l’immagine di un patriottismo benevolo, incarnato da uomini cui dovremmo, in nome della loro dedizione alla collettività, concedere il vezzo di perpetrare molestie, abusi e insulti sessisti e razzisti.
– *Violenza di genere* : anni di denunce per molestie verbali, fisiche, abusi che ciclicamente accompagnano queste celebrazioni.
– *Militarismo normalizzato* : un modello che pone la guerra come evento inevitabile e fondante.
– *Diritti sospesi* : la scuola non è una priorità, l’educazione, le relazioni, le vite delle persone giovani si possono sacrificare per non disturbare la sfilata del maschilismo patriottico armato.
Rifiutiamo di celebrare il connubio tra patriottismo e violenza patriarcale soprattutto oggi, in un mondo devastato da guerre, massacri e genocidio. Lottiamo ogni giorno per proporre nuovi immaginari liberi dalla violenza del patriarcato e della guerra.
Vogliamo spazi pubblici, inclusi quelli scolastici, accessibili.
*Vogliamo città libere dal sessismo e dalle armi.*
E su questo punto arriva sulla pagina “ufficiale” dell’Adunata la risposta di uno degli iscritti “Fischietti a Genova. Silenzio sulla Sharia. Mentre cinquecentomila Penne Nere si preparano all’Adunata, c’è chi tappezza il centro storico di Genova con scritte “alpini molestatori” e distribuisce fischietti contro noi Alpini. Noi rispondiamo con i fatti, non con l’indignazione.
Una mappa che parla da sola:
– 500 segnalazioni e una sola denuncia (archiviata)
– Trent’anni di Amiche degli Alpini in Protezione Civile, ZERO segnalazioni di abusi.
E sulla Sharia? Il colpevole silenzio delle transfemministe.
Il post contiene parte del materiale pubblicato dal Gruppo Alpini “Gen. Pietro Zaglio” di Salce – Sezione ANA Belluno

























