HomeGenovaCronacaDisabili, Vannacci sfugge al confronto con Genova Inclusiva

Disabili, Vannacci sfugge al confronto con Genova Inclusiva

Vannacci MacrìGenova Inclusiva lo aveva promesso e lo ha fatto: ha cercato di incontrare l’ex generale Roberto Vannacci al suo comizio in piazza Leopardi per avere dei chiarimenti sulle “esternazioni” del fondatore del nuovo partito Futuro Nazionale, a proposito dell’idea di ritornare alle “classi speciali” per i disabili e i bambini con problemi dell’apprendimenti. “Abbiamo cercato di avere un incontro con Vannacci – spiega Marco Macrì, portavoce di Genova Inclusiva, associazione che raccoglie le famiglie con persone disabili e i professionisti che operano nell’inclusione – ma non abbiamo avuto risposta e così abbiamo pensato di andalo ad incontrare al suo comizio”.
Con un cartello in mano, da solo, Marco Macrì ha passato il cordone di sicurezza che “blindava” piazza Leopardi ed ha chiesto un confronto con Vannacci che gli ha chiesto pazienza e di non interrompere il comizio.
Un coro di insulti ha accompagnato la replica di Macrì senza che l’ex generale intervenisse a difesa di un padre di famiglia che difende i diritti dei suoi figli.
Per non creare tensioni, Macrì si è messo in disparte con la promessa di un incontro che, però, non è avvenuto visto che Vannacci gli ha semplicemente ribadito di “contattarlo”.
“Purtoppo – spiegano a Genova Inclusiva – sappiamo che questa è una classica difesa per uscire dall’imbarazzo del momento e non rispondere pubblicamente, ma poi la convocazione non arriva e per questo ci siamo arrabbiati. Abbiamo solo chiesto una risposta chiara sulla proposta che Vannacci ha fatto di reintrodurre le “classi differenziali” che sono un modo per emarginare i bambini con disabilità invece di fare una vera inclusione”.
Secondo Genova Inclusiva, infatti, “c’è un modo semplice per capire quanto un politico creda davvero nelle proprie idee: vedere come reagisce quando qualcuno gli chiede un confronto pubblico. Vannacci, ci ha fatto sapere di volere un incontro senza telecamere, senza cellulari e senza pubblico. Come se parlare della disabilità dei nostri figli e delle nostre figlie fosse qualcosa da nascondere, una questione privata e imbarazzante. In realtà, a risultare imbarazzanti sono le posizioni sulle classi differenziali. A nostro giudizio, dietro quella proposta non c’è una rivoluzione culturale, ma un’operazione di contenimento della spesa pubblica. Un modello che rischia di sostituire un’inclusione costruita sul PEI e sui bisogni individuali con criteri standardizzati, come avviene in altri Paesi europei, dove il rapporto tra operatori e studenti viene spesso determinato da semplici parametri numerici. Una scelta che, secondo noi, finirebbe per penalizzare il futuro degli studenti con disabilità”.
Genova Inclusiva ricorda, che l’Italia, “pur tra enormi criticità dovute al precariato e a una formazione del personale spesso insufficiente, resta uno dei sistemi più avanzati sul piano dell’inclusione scolastica. Ogni anno migliaia di studenti con disabilità arrivano al diploma e all’università. Investire nell’inclusione significa creare cittadini autonomi, non alimentare una dipendenza permanente dall’assistenza, con costi sociali ed economici ben superiori nel lungo periodo”.
Sempre secondo Genova Inclusiva, “se quelle tesi fossero davvero così solide, sarebbe bastato un confronto pubblico. Invece il confronto è stato evitato. Nel frattempo alcuni sostenitori hanno cercato di spostare il dibattito sulla polemica politica, arrivando perfino a chiamare in causa la sindaca Silvia Salis, pur non avendo alcun ruolo nella discussione”.
L’associazione che difende le famiglie con persone disabili ha ricordato un fatto concreto: le due delibere della Corte dei Conti che hanno accolto le segnalazioni, consentendo di destinare circa tre milioni di euro alla presa in carico di circa 500 bambini.
“I numeri, quando sono documentati, sono difficili da contestare – ha precisato Macrì – Forse è proprio questo il motivo per cui qualcuno preferisce sottrarsi al confronto. Sulla disabilità servono serietà, dati e responsabilità. Non propaganda. I cittadini hanno diritto di conoscere la realtà, non una narrazione costruita per raccogliere applausi”.

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