HomeVarieCrisi energetica, Genova Inclusiva: disabili e macchinari salva vita dimenticati?

Crisi energetica, Genova Inclusiva: disabili e macchinari salva vita dimenticati?

disability cardGenova – La crisi energetica colpisce tutte le famiglie ma, alcune, potrebbero essere più in crisi di altre e i provvedimenti europei e del Governo italiano non sembrano prendere nella dovuta considerazione quelle in cui ci sono disabili ed in particolare quelli la cui sopravvivenza è letteralmente dipendente dall’energia e dai costi che genera.
A sottolinearlo Genova Inclusiva, associazione che riunisce le famiglie con persone disabili ma anche i tanti lavoratori direttamente coinvolti nelle attività di sostegno, inclusione e cura delle persone con disabilità.
Il punto di partenza è quello dell’esame dei provvedimenti inseriti nel programma europeo “AccelerateEU” che parla di “famiglie vulnerabili”.
A Genova Inclusiva si domandano se “chi assiste un disabile ogni giorno, per Bruxelles, esiste davvero”.
“C’è un dettaglio – spiega Marco Macrì, portavoce dell’associazione – che nei comunicati europei passa quasi inosservato, ma che dice molto più di cento slogan. Nel pacchetto AccelerateEU, presentato dalla Commissione europea ad aprile 2026 per affrontare la nuova emergenza energetica, ricorrono continuamente espressioni come: “famiglie vulnerabili”, “consumatori vulnerabili”, “povertà energetica”. Belle parole. Necessarie. Perfino condivisibili. Il problema è che nessuno viene chiamato davvero per nome”.
Secondo Genova Inclusiva “non compaiono i caregiver familiari. Non compaiono le persone con disabilità grave. Non compaiono le famiglie che vivono attaccate a macchinari elettromedicali. Non compaiono i genitori che devono scegliere tra pagare una bolletta o garantire assistenza domiciliare continua. Eppure sono proprio loro quelli che i rincari energetici colpiscono per primi e più duramente”.
E se per una famiglia normale, aumentare il riscaldamento è un costo. Per una famiglia con una persona non autosufficiente può diventare una necessità clinica.
Per chi usa ventilatori polmonari, letti elettrici, sollevatori o nutrizione artificiale, l’energia non è comfort: è sopravvivenza.
La Commissione europea scrive che occorre: “proteggere le famiglie vulnerabili dalle interruzioni della fornitura energetica” e invita gli Stati membri a introdurre: “sostegni mirati al reddito, buoni energia e riduzione delle tasse energetiche”.
“Giusto. Ma insufficiente – secondo l’associazione – Perché il punto non è più soltanto economico. È politico e culturale. L’Europa continua a usare categorie burocratiche elastiche, dentro cui i caregiver possono entrare oppure no. Dipende dai governi nazionali. Dipende dalle regioni. Dipende dai decreti attuativi. Dipende dalla fortuna geografica.  Tradotto: una persona fragile a Milano può ricevere tutele diverse rispetto a una persona fragile in Calabria. Un caregiver può ottenere supporto in una regione e restare invisibile in quella accanto. Questo modello scarica sugli Stati tutta la responsabilità concreta, mentre Bruxelles mantiene un linguaggio volutamente generico per evitare vincoli diretti”.
Secondo Genova Inclusiva si tratterebbe di “una scelta politica precisa”.
“Perché nominare esplicitamente caregiver e disabilità dentro AccelerateEU – spiega Macrì – avrebbe significato una cosa molto concreta: riconoscere ufficialmente che esiste una fascia della popolazione europea strutturalmente più esposta alla crisi energetica. E quel riconoscimento avrebbe poi obbligato gli Stati ad agire in modo meno ambiguo. Oggi invece si continua a parlare di “vulnerabili” come se fosse una categoria astratta. Ma la vulnerabilità ha un volto: è la madre che assiste un figlio disabile 24 ore su 24; è il marito anziano che accudisce la moglie non autosufficiente; è chi vive con una pensione minima mentre alimenta dispositivi salvavita; è chi rinuncia a lavorare perché il welfare scarica sulle famiglie il peso dell’assistenza”.
AccelerateEU apre certamente spazi finanziari e flessibilità. Ma senza criteri chiari e senza un riconoscimento esplicito dei caregiver, il rischio è che le risorse si disperdano nella solita giungla burocratica.
“E allora la domanda resta semplice, quasi brutale – spiega ancora Genova Inclusiva – se l’Europa parla continuamente di proteggere i più vulnerabili, perché continua ad avere così paura di chiamarli per nome?”.
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