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Genova, Macelleria islamica a Sestri Ponente, la risposta alle polemiche

macelleria islamica sestri ponenteGenova – Arriva sui social la risposta alle polemiche scatenate nei giorni scorsi circa l’apertura di una macelleria islamica a Sestri Ponente. I proprietari del nuovo negozio sono rimasti sconcertati per il livore di alcuni interventi a seguito del post che annunciava l’apertura con toni poco lusinghieri e che potevano sembrare una bocciatura “a priori”.
Commenti anche a sfondo razzista ed islamofobo che ben dimostrano la tensione crescente in un quartiere che un tempo fu “operaio” e luogo di incontro di genti di ogni angolo d’Italia e che ora, ad un paio di generazioni dalle ultime ondate “migratorie” tra Sud e Nord Italia, che crearono non pochi problemi di integrazione, sembra aver dimenticato le sue origini e  torna a vivere lo scontro sociale tra italiani e nuovi immigrati.
Sulle pagine social del quartiere di Sestri, infatti, era apparso il post di una persona che sembrava esprimere preoccupazione per l’apertura della macelleria, di chiara impostazione islamica e che annunciava di vendere prodotti “halal” ovvero consentiti dalle norme della religione islamica.
Preoccupazioni che non riguardavano il tipo di macellazione che invece “infiamma” il dibattito animalista ma, bensì, il fatto che, dietro il bancone vi siano persone che pregano in un modo diverso da quello che sulla carta viene definito “cristiano” e che, per origini, hanno paesi diversi dall’Italia.
A voler placare gli animi e “rassicurare” chi parte in qualche modo prevenuto, arriva la risposta, di una delle persone che ha avviato l’attività.
Dopo i saluti indirizzati alla persona che ha pubblicato il post, l’autore chiarisce la motivazione della risposta:
“Sento il dovere di condividere una riflessione – si legge nel nuovo post – con rispetto ma anche con chiarezza. Faccio parte del gruppo di persone che ha contribuito ad avviare la nuova macelleria del quartiere. Si tratta di un’attività regolarmente autorizzata, nata dall’impegno e dai sacrifici di alcune famiglie che hanno deciso di investire i propri risparmi per costruire un futuro attraverso il lavoro, assumendosi rischi e responsabilità come fanno tanti piccoli imprenditori”.
“Questa attività – si chiarisce nel post – non nasce per dividere, ma per offrire un servizio alla comunità. I prodotti proposti rispondono alle esigenze di una clientela ampia e variegata, che comprende sia chi cerca prodotti della tradizione italiana sia chi desidera alimenti legati ad altre culture. È questo, in fondo, il valore di una comunità moderna: la capacità di convivere, arricchirsi reciprocamente e rispettare le differenze”.
“Nel nostro quartiere – prosegue la risposta – vive da molti anni una numerosa comunità musulmana, composta da lavoratori, famiglie e giovani che contribuiscono ogni giorno alla vita economica e sociale del territorio. Molti di loro operano in settori fondamentali per l’identità e lo sviluppo della nostra città, compreso quello della cantieristica navale, che rappresenta una parte importante della storia e dell’economia locale.
Per questo motivo dispiace leggere commenti che sembrano guardare con diffidenza a un’iniziativa imprenditoriale soltanto perché promossa da persone con origini diverse”.
La risposta sui social prosegue chiarendo un altro punto nodale della vicenda: chi nasce in Italia, indipendentemente dall’origine dei suoi genitori, è italiano, anche al di là delle normative che ancora non recepiscono questa ovvietà naturale.
“Molti di noi sono nati e cresciuti qui – spiega il post – considerano questo Paese la propria casa e desiderano semplicemente lavorare con dignità, contribuendo al benessere collettivo. Le differenze culturali non dovrebbero essere motivo di sospetto, ma un’opportunità per conoscersi meglio. Dietro ogni insegna che apre ci sono persone, famiglie, sacrifici e speranze. Prima di giudicare, vale sempre la pena fermarsi a conoscere queste storie”.
La “lettera” prosegue con un invito aperto a tutti ed è l’occasione per confrontarsi e conoscersi prima di farsi una idea preconcetta e magari figlia di tam tam apocalittici di chi vive ed opera creando divisione e paura per poi raccogliere i frutti di questa paura, nel caso più banale, con il voto.
“Per questo – prosegue la lettera – l’invito rimane aperto a lei e a chiunque abbia dubbi o curiosità: venite a trovarci. Saremo felici di accogliervi, offrirvi un caffè e scambiare qualche parola. Spesso il dialogo diretto riesce a superare pregiudizi e incomprensioni molto più di qualsiasi discussione sui social”.
Una risposta chiara, educata e pacificatrice che andrebbe accolta, se non altro, per l’invito che rivolge.
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