HomeSavonaCronacaPeste suina in Liguria, OSA: continua ad estendersi, i fucili non bastano

Peste suina in Liguria, OSA: continua ad estendersi, i fucili non bastano

cinghiali bisagnoLiguria – La Peste suina continua a diffondersi e cresce il numero dei casi registrati nella nostra regione e gli Ambientalisti tornano a mettere in discussione la “ricetta” per la soluzione del problema che punta “troppo” su abbattimenti ed in particolare sull’uso dei fucili.
“I tredici casi di Peste Suina Africana (PSA) recentemente accertati in Liguria – denuncia il Partito Animalista Italiano (PAI) e l’Osservatorio Savonese Animalista (OSA) – di cui nove nel Savonese – sette a Piana Crixia e due a Varazze – dimostrano che le strategie adottate finora non stanno producendo i risultati attesi”.
Gli ambientalisti credono sia ormai necessario aprire una seria riflessione sull’efficacia delle politiche che continuano a fare largo affidamento sugli abbattimenti e sulle attività venatorie come strumenti di contenimento del virus.
“Numerosi esperti e studi scientifici hanno evidenziato come il disturbo provocato dalla pressione venatoria possa aumentare gli spostamenti dei cinghiali sul territorio – denunciano – con il rischio di favorire la dispersione degli animali e, di conseguenza, la diffusione della malattia. Per questo motivo appare legittimo interrogarsi sull’opportunità di continuare a puntare prevalentemente su misure che, a distanza di anni dall’inizio dell’emergenza, non sembrano aver portato alla risoluzione del problema”.
Secondo gli ambientalisti “la caccia non elimina il virus. La PSA è una malattia complessa che richiede interventi coordinati, rigorosi e fondati sulle evidenze scientifiche. In diversi contesti europei, il contenimento dell’epidemia è stato perseguito attraverso un insieme di strumenti che comprendono il controllo della mobilità degli animali, la gestione delle carcasse, la biosicurezza e, in determinate situazioni, limitazioni alle attività che possono aumentare gli spostamenti della fauna selvatica”.
La PSA provoca sofferenze gravissime agli animali colpiti, con tassi di mortalità estremamente elevati. Per questo PAI e OSA chiedono alle istituzioni di investire maggior-mente in prevenzione, monitoraggio, recinzioni efficaci, ricerca scientifica e strategie non cruente, abbandonando la convinzione che il problema possa essere risolto semplicemente aumentando il numero degli abbattimenti.
“Ogni giorno che passa senza un cambio di passo – denunciano gli ambientalisti di PAI e OSA – comporta nuovi contagi, nuove sofferenze animali, costi economici crescenti e un ulteriore aggravamento dell’emergenza. I cittadini hanno il diritto di sapere quali risultati concreti abbiano prodotto le misure adottate finora e di pretendere che le risorse pubbliche vengano impiegate nelle soluzioni più efficaci”.
Secondo gli ambientalisti la Peste Suina Africana “non è soltanto un’emergenza veterinaria: è anche una questione di responsabilità politica, trasparenza amministrativa e capacità di assumere decisioni basate sui dati anziché sulle consuetudini. Quando un’emergenza persiste nonostante anni di interventi, il dovere delle istituzioni non è perseverare negli stessi errori, ma avere il coraggio di rivedere le proprie strategie”.
PAI e OSA credono che continuare a considerare il fucile come la risposta principale a una crisi sanitaria complessa significhi ignorare le criticità emerse in questi anni. La vera sfida non è abbattere più animali, ma fermare il virus. E se il virus continua a circolare, è doveroso chiedersi se la strada intrapresa sia davvero quella giusta. Solo un confronto trasparente, fondato sulla scienza e libero da interessi ideologici o venatori, può portare a soluzioni efficaci e durature per la tutela degli animali, del territorio e della salute pubblica.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui