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Genova aumenterà la tassa di soggiorno ma solo per gli affitti brevi

turisti portoneGenova – Vacanze più care nel capoluogo ligure ma solo per chi sceglie strutture extra alberghiere. Il Comune starebbe infatti per decidere un aumento da 3 a 5 euro della tassa di soggiorno a carico di chi non sceglie gli alberghi per le vacanze nel capoluogo.
Un passaggio in Consiglio comunale è obbligatorio ma è già forte il clamore delle associazioni di categoria che considerano l’aumento una “ingiustizia” visto che riguarderà solo chi sceglie di dormire in case vacanza, affittacamere, bed&breakfast e affitti brevi.
Il Comune prevede di incassare dalla manovra, dall’entrata in vigore sino alla fine di quest’anno, una somma di circa 1 milione e 400mila euro che dovrebbero essere utilizzati per il 60% per eventi, promozione turistica e comunicazione necessaria a richiamare altri turisti e per il 40% per interventi diretti come abbellimenti, pulizia, manutenzione di strade e marciapiedi.
Tra i primi a reagire, criticando la scelta del Comune di Genova, la Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali FIAIP con il suo presidente nazionale, il genovese Fabrizio Segalerba.
“Le locazioni brevi non devono essere criminalizzate – spiega Segalerba – né trasformate nel capro espiatorio di problemi complessi come l’emergenza abitativa”.
Il “sospetto” infatti, è che anche il comune di Genova, come altri in altre zone d’Italia, punti il dito contro gli “affitti brevi” pensando che siano in qualche modo responsabili delle emergenze abitative e la riduzione dell’offerta di immobili in affitto per lunghi periodi.
“Pensare di risolvere la carenza di alloggi semplicemente limitando o penalizzando gli affitti turistici – prosegue Segalerba – significa affrontare il tema in modo riduttivo, senza intervenire sulle vere cause che da anni condizionano il mercato della casa: la scarsità di offerta, l’eccessiva pressione fiscale sul patrimonio immobiliare, i costi di riqualificazione degli immobili, la mancanza della certezza del diritto per chi affitta il proprio alloggio, e una normativa sulle locazioni che necessita di essere aggiornata”.
“In molte città italiane – prosegue il presidente FIAIP – comprese numerose aree storicamente caratterizzate da degrado urbano e scarso interesse da parte degli investitori, le locazioni brevi hanno rappresentato un importante motore di rigenerazione. Hanno incentivato il recupero di immobili altrimenti inutilizzati, favorito nuovi investimenti privati, aumentato l’attrattività dei quartieri e contribuito a portare turismo, servizi, sicurezza e nuove opportunità economiche”.
Secondo FIAIP “ciò non significa ignorare le criticità che possono emergere in alcuni contesti urbani particolarmente delicati. Tuttavia, la risposta non può essere quella di introdurre misure punitive o ideologiche. Occorre invece una visione equilibrata che sappia coniugare il diritto all’abitare con il diritto dei proprietari di valorizzare i propri immobili, promuovendo al contempo investimenti e sviluppo economico”.
Il presidente Segalerba suggerisce invece che il “confronto debba concentrarsi su politiche strutturali per aumentare l’offerta abitativa e rendere più efficiente il mercato delle locazioni, evitando contrapposizioni tra affitti residenziali e turistici. Il settore immobiliare ha bisogno di regole chiare, certe e sostenibili, non di provvedimenti simbolici che rischiano di produrre effetti limitati sul piano abitativo e negativi su quello economico e turistico”.

 

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