HomeSavonaCronacaSpotorno, niente cibo agli animali per strada, insorgono gli ambientalisti

Spotorno, niente cibo agli animali per strada, insorgono gli ambientalisti

gattiniSpotorno (Savona) – Il sindaco Mattia Fiorini firma una ordinanza contro la diffusione dei topi che vieta ogni tipo di alimento distribuito su suolo pubblico a favore di volatili e animali domestici o selvatici e gli ambientalisti insorgono chiedendo al primo cittadino di chiarire che il provvedimento non riguarda anche colonie feline che sono invece tutelate dalla legge regionale.
“Dispiace ai volontari del Partito Animalista Italiano (PAI) e dell’Osservatorio Savonese Animalista (OSA) – protestano gli ambientalisti – dover polemizzare con il sindaco di Spotorno, Mattia Fiorini e tuttavia, ha suscitato forte preoccupazione nel mondo animalista l’ordinanza comunale contro i topi che, al primo articolo e con particolare evidenza grafica, dispone il divieto di “somministrare sul suolo pubblico qualsiasi alimento in favore di volatili e di animali domestici, randagi o selvatici, in quanto il permanere di tali alimenti sul suolo favorisce l’insediamento di topi”.
Una formulazione che, così come è stata scritta, non prevede alcuna eccezione per i gatti appartenenti alle colonie feline libere, nonostante tali colonie siano tutelate dalla normativa regionale. L’articolo 8, comma 1, della Legge Regionale della Liguria stabilisce infatti che “la somministrazione di cibo e la cura delle colonie feline da parte degli zoofili non può essere impedita” e che “è vietato a chiunque ostacolare l’attività di gestione di una colonia o asportare o danneggiare gli oggetti impiegati”.
Per questo motivo il Partito Animalista Italiano (PAI) e l’Osservatorio Savonese Animalista (OSA) ritengono che l’ordinanza, nella sua formulazione attuale, debba essere rivista e armonizzata con la normativa regionale vigente. Non si tratta di mettere in discussione la necessità di contrastare la proliferazione dei roditori, obiettivo condivisibile e necessario, ma di evitare che un provvedimento generale finisca per comprimere diritti e attività espressamente riconosciuti dalla legge.
Sarebbe stato sufficiente prevedere una specifica esclusione per le colonie feline, accompagnandola eventualmente con indicazioni volte a limitare gli sprechi alimentari e a garantire una corretta somministrazione del cibo, evitando residui che possano attrarre altre specie. Appare inoltre discutibile assimilare indiscriminatamente tutte le forme di alimentazione degli animali selvatici a comportamenti dannosi per l’ambiente urbano. È difficile comprendere quale reale pregiudizio possa derivare dal gesto occasionale di un bambino, di un turista o di un residente che offre una modesta quantità di cibo a passeri, tortore o altri piccoli volatili.
OSA e PAI chiedono pertanto al sindaco Fiorini e all’amministrazione comunale di modificare tempestivamente l’ordinanza, adeguandola alla normativa regionale e introducendo le necessarie precisazioni a tutela delle colonie feline.
Ricordano inoltre che il contrasto alla presenza dei topi passa anzitutto attraverso una gestione rigorosa e moderna dei rifiuti urbani. La disponibilità di cibo proveniente da sacchetti facilmente perforabili, conferimenti irregolari e abbandoni di rifiuti costituisce infatti una delle principali cause della proliferazione dei roditori. Riducendo il cosiddetto “carico alimentare” presente negli ambienti urbani, si ottiene nel tempo una naturale diminuzione della capacità riproduttiva e della consistenza numerica delle popolazioni murine.
Gli animali non devono diventare il capro espiatorio di problemi che richiedono soluzioni amministrative strutturali. Le leggi esistono per essere rispettate, soprattutto dalle istituzioni che sono chiamate a farle applicare. Questa vicenda pone una questione più ampia che riguarda il rapporto tra amministrazioni pubbliche, volontariato e tutela degli animali. Troppo spesso i volontari che dedicano tempo e risorse alla cura delle colonie feline vengono percepiti come parte del problema, quando in realtà rappresentano una risorsa per la collettività e svolgono gratuitamente un servizio di interesse pubblico.
Una buona amministrazione dovrebbe coinvolgere e ascoltare chi opera quotidianamente sul territorio, anziché adottare provvedimenti che rischiano di generare conflitti e incertezze interpretative. La lotta al degrado e la tutela della salute pubblica sono obiettivi condivisi, ma non possono essere perseguiti sacrificando diritti riconosciuti dalla legge o scoraggiando l’impegno civico di chi si occupa del benessere animale.

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