Guido Rossa codaGenova – Tamponi per i lavoratori portuali e (a pagamento) per i trasportatori che non hanno il green pass. Così il porto di Genova cerca di disinnescare la bomba a orologeria dell’introduzione dell’obbligo di certificazione sanitaria che scatterà venerdì anche negli scali di tutta Italia. Una situazione potenzialmente “esplosiva” vista l’alta percentuale di lavoratori non vaccinati o che rifiutano l’uso del green pass e che potrebbe trasformarsi in uno sciopero o comunque in un rallentamento esasperante delle procedure di carico e scarico delle merci.
Le autorità hanno identificato tre hub dove lavoratori potranno fare gratuitamente il tampone, a spese delle aziende per le quali lavorano e dove i camionisti, in gran parte stranieri e provenienti da paesi che non usano il green pass, potranno effettuare il tampone ma pagandolo a proprie spese.
I centri saranno collocati a San Benigno (vicino alla sede dell’associazione Music for Peace), al varco di ponente, vicino al terminal Messina e un terzo verrà realizzato nelle vicinanze del terminal PSA di Prà – Voltri.
Se sulla carte sembra scongiurato il pericolo del caos, specie per le ripercussioni sul traffico, resta l’incognita della reazione dei trasportatori perché le aziende per le quali lavorano non si sono impegnate a pagare loro i tamponi e potrebbero verificarsi delle proteste spontanee venerdì, all’introduzione del green pass obbligatorio.
Il pericolo di una maxi protesta che paralizza il traffico con pesanti ripercussioni anche sull’autostrada e sulle vie cittadine non è ancora scongiurato.

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