Crocifissione Barocci cattedrale San Lorenzo GenovaGenova – Al termine di un lungo lavoro di restauro, oggi, alle 16 il dipinto di Federico Barocci intitolato La Crocifissione tra la Vergine, San Giovanni e San Sebastiano torna nella cattedrale di San Lorenzo.
Grazie all’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Genova e le provincia di La Spezia e all’intervento sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo, che ha sostenuto tutto il restauro eseguito dal laboratorio di Antonio Silvestri, si potrà di nuovo ammirate uno dei dipinti più preziosi conservati nel territorio dell’Arcidiocesi di Genova, capolavoro richiesto a uno dei
pittori più in voga del manierismo, già autore di altre due Crocifissioni custodite a Urbino, sua terra natale.
La grande tela giunse a Genova nel 1596 è rappresentò una clamorosa novità, un episodio decisivo e rivoluzionario che cambiò in modo determinante “il fare pittura” degli artisti locali, ancora legati a schemi cinquecenteschi. Il committente fu Matteo Senarega, uomo colto e figura di primo piano nella vita politica genovese impegnato sul piano politico, sociale e religioso, e doge nel 1595: Giovanni Pietro Bellori nelle Vite de’ pittori, scultori, et architetti moderni (1672) scrisse circa la richiesta inviata al pittore urbinate che rispose
dopo quasi vent’anni, imponendo un pagamento strepitoso, che gli permetterà di vivere bene la sua vecchiaia, come egli stesso confida in una lettera. L’evento fu celebrato con somma solennità, in una cattedrale da poco rinnovata nella parte absidale secondo il progetto di Gian Galeazzo Alessi: per l’occasione il Senarega chiese a Simone Molinaro, maestro della Cappella Musicale del Duomo, di eseguire un mottetto a cinque voci in occasione nel quale convivevano nel linguaggio musicale, ricerche di arie e affetti.
Barocci offre nella Crocifissione una pittura colma di umanità, naturalezza, sentimenti capaci di “dilettare, insegnare et muovere” come il cardinale di Bologna, Giuseppe Paleotti scrive nel suo Discorso intorno alle immagini sacre e profane, edito nel 1582. Lo stesso Senarega fornisce del dipinto la corretta lettura, cosi come viene proposta nel testo del Bellori: “Il Crocifisso Santissimo, ancora che in sembianza di già morto, spira nondimeno vita e Paradiso… La dolcezza poi della Madre Vergine è tale, che in uno sguardo medesimo
ferisce e sana, muove a tenerezza, e consola… così da vari affetti sospinta, piena di stupore abbandonasi nel novello figlio, che anch’egli da maraviglia e carità computo teneramente corrisponde. In San Sebastiano poi si vedono espressi tutti i veri colori, e numeri dell’arte, ove forse non mai arrivarono gli antichi, non che i moderni, Ma questi Angioli benedetti, che vivi effetti non fanno anch’essi di maraviglia, e di pietà?”
Al suo arrivo in Cattedrale nel 1596 il dipinto fu posto sull’altare della Cappella Senarega intitolata a San Sebastiano tra due possenti colonne di marmo verde di Polcevera, e qui vi rimase fino alla nuova sistemazione della cappella che accolse nel 1808 l’icona della Madonna del Soccorso. Il dipinto fu quindi spostato sul lato destro di fronte alla tela di Lorenzo De Ferrari con la Madonna con i Santi Stanislao Costka e Francesco Borgia,
perdendo al sua originaria collocazione, e rimanendo emarginato. Il restauro ridonerà l’attenzione dovuta a un capolavoro unico nella storia dell’arte non solo cittadina, ricordando il suo valore ai fedeli e ai visitatori.