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Vespa velutina, l’insetto killer si risveglia e in pochi lo combattono

vespa velutinaGenova – Le regine di Vespa velutina tornano a svegliarsi dal letargo invernale e la lotta al pericoloso insetto è lasciata a pochi volontari e agli apicoltori senza sostegni pubblici.
Il bel tempo e l’arrivo della Primavera non coincidono, in Liguria, solo con il risveglio delle piante e dei fiori ma anche del pericoloso insetto che fa anni sta conquistando, metro dopo metro, la Liguria, nel sostanziale disinteresse di chi, invece, dovrebbe avere un ruolo primario nella lotta e nella difesa della biodiversità.
Dopo il letargo invernale, infatti, le regine di vespa velutina uscite dai nidi della passata stagione, tornano lentamente in attività e presto fonderanno nuovi enormi nidi con migliaia di esemplari. Un rischio evidente per la collettività di cui, però, c’è ancora poca “percezione”.
Gli esperti sono concordi nel sostenere che questo è un periodo cardine nella lotta all’avanzata del pericoloso insetto e che ben si potrebbe ridurne il numero con un’efficace opera di “trappolaggio“. Eppure questa pratica viene lasciata alla libera iniziativa degli apicoltori, per la gran parte hobbisti e quindi con poche risorse economiche, e ad un ridottissimo numero di volontari sensibili alle tematiche ambientali.
In altre regioni, come nel vicino Piemonte, le istituzioni finanziano ed incentivano il “trappolaggio”, che consente anche il monitoraggio della presenza della vespa velutina sul territorio, mentre in Liguria sono gli apicoltori e pochi volontari ad occuparsene, con il risultato che, in pochi anni, il pericoloso calabrone asiatico ha conquistato tutta la Liguria dopo essere stato bloccato per diversi anni al confine con la Francia, grazie all’eroica difesa degli apicoltori imperiesi e alle risorse fornite dal progetto Stop Velutina dell’Unione Europea.
“Ogni anno la stessa storia – spiegano gli Amici delle Api, associazione che riunisce apicoltori hobbisti e amanti della Natura – arriva la Primavera, gli esperti ricordano quanto sia importante il trappolaggio per catturare il maggior numero di regine fondatrici – ma tutto viene lasciato alla libera organizzazione. Come dire: armatevi e partite”.
Silenzio dagli enti preposti per Legge al contrasto dell’invasione e silenzio persino da parte di chi dovrebbe avere a cuore la lotta al calabrone visto che, tra gli effetti più evidenti, c’è la predazione e distruzione degli alveari e degli allevamenti delle api”.
“Sembra che parlare di velutina faccia arrabbiare qualcuno – ironizzano gli Amici delle Api – eppure è un problema che sta diventando ogni anno più gravoso e importante. Non si può pensare di lasciare alle iniziative dei singoli cittadini una lotta che nemmeno organizzata ed “eroica” ha fermato a lungo l’avanzata del calabrone asiatico. Noi ci aspettavamo una campagna di trappolaggio finanziata e promossa dalle istituzioni ed invece resta una iniziativa degli apicoltori, diffusa dagli esili e ridotti canali di informazione delle stesse associazioni di categoria e ci domandiamo cosa abbiano, più dei liguri, gli apicoltori piemontesi o toscani che sono riusciti a coinvolgere università, enti regionali, e altre rappresentanze come quelle dell’agricoltura. Perché le velutina non fanno danni solo agli apicoltori e sarebbe ora di farlo capire ben chiaro a tutti”.
Ogni regina catturata in questo periodo – lo spiegano gli esperti entomologi – è un nido in meno nella stagione. Un “fortino” in meno dal quale usciranno migliaia di vespe e una “nursery” in meno per decine e decine di regine nuove, pronte per andare in letargo e risvegliarsi l’anno successivo. Una catena che (forse) non si può più interrompere ma che, certamente, potrebbe essere indebolita e rallentata.
(sotto un nido di vespa velutina come potrebbe essere avvistato ora)
Vespa velutina nido Cogorno
“Gli esperti – proseguono ancora gli Amici delle Api – suggeriscono di installare trappole per circa un chilometro attorno agli apiari (dove si tengono le api, ndr) ma potete immaginarvi quale costo, in termini di tempo e denaro, può esserci dietro questo “consiglio”. Si tratta di decine e decine di bottiglie trappola, riempite con una lattina di birra, e sorvegliate almeno una volta ogni dieci giorni, sostituendo il contenuto. Quale apicoltore hobbista, che raccoglie il proprio miele per mangiarlo in famiglia, riuscirebbe a farlo? E così ognuno si arrangia come può e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ogni anno si trovano decine di nidi, sempre di più e sempre più grandi, e l’avanzata sembra incontenibile”.
Qui l’elenco dei nidi trovati “in città” a Genova nel 2025
Qui l’elenco dei nidi trovati “in città” a Genova nel 2024

Come si può aiutare la lotta alla Vespa velutina?
In primo luogo si può segnalare la sua presenza attraverso i canali ufficiali e sulla pagina social Vespa velutina a Genova e Provincia
In queste giornate di caldo primaverile, poi, è possibile iniziare la prima vera battaglia contro la diffusione dell’insetto, attraverso il “trappolaggio” ovvero l’installazione in giardini, terreni, terrazzi e persino sulle finestre di casa, di bottiglie di plastica (come quelle dell’acqua), in cui vengono praticati dei fori, grandi quanto un dito, e riempite con una lattina di birra e un cucchiaio di zucchero.
Le bottiglie possono essere colorate con qualcosa di colore giallo per aumentare la visibilità ed esposte possibilmente con una esposizione al sole.
Nei giardini e nei terreni si possono appendere ai rami di alberi e arbusti, ad una altezza di 150 – 170 centimetri
Molto importante non aggiungere troppo zucchero per non attirare anche le api che morirebbero inutilmente.
Ogni 10 giorni occorre svuotare la trappola osservando il contenuto e, nel caso di ritrovamenti – anche sospetti – sarebbe opportuno scattare delle immagini da pubblicare sulla pagina Vespa velutina a Genova e Provincia o da inviare all’indirizzo email [email protected]
attendendo una risposta per la identificazione.
Una volta accertato che si tratta di una vespa velutina si può comunicare il ritrovamento/cattura alla email [email protected] collegato all’ente preposto da Regione Liguria alla lotta al calabrone asiatico. Il Parco delle Alpi Liguri, con sede a Imperia, si avvale di volontari rimborsati circa 50 euro a nido abbattuto e non interviene, per quanto a conoscenza della Redazione – per la segnalazione di esemplari singoli.
Vi è però una mappatura dei ritrovamenti per scopi al momento di solo studio, con l’Università di Torino. Curiosamente quella di Genova non è coinvolta al momento, pur disponendo di ottimi e preparati studiosi ed avendo nel capoluogo ligure una delle collezioni entomologiche più conosciute ed apprezzate d’Italia, al Museo di Storia Naturale di Genova.
Scoprire e distruggere i “nidi primari”

Altra fase molto importante della caccia alla Vespa velutina è la scoperta e segnalazione dei cosiddetti “nidi primari” ovvero i primi nuclei dei mega nidi che arriveranno invece con la bella stagione estiva.
Le regine feconde di calabrone asiatico iniziano a costruire piccoli nidi di materiale simile al cartone. Grandi poco più di una pallina da tennis, conterranno le prime uova e larve da cui nasceranno le prime operaie.
Questi primi nidi vengono spesso rinvenuti vicino a strutture “umane” come garage, box, ripari per gli attrezzi o anche sotto tettoie o poggioli.
Se si avvista un nido occorre segnalarlo come per gli esemplari catturati (vedi sopra)
vespa velutina nido primario
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