Rapallo (Genova) – Divampano le proteste per la cattura e la probabile uccisione di una famiglia di cinghiali che da tempo viveva nel greto del torrente San Francesco. Questa mattina – secondo la denuncia di diverse associazioni animaliste – un nucleo della vigilanza faunistico-ambientale della Regione Liguria avrebbe catturato con sedazione, messo in grossi sacchi e successivamente ucciso in altro luogo, la famigliola. Un episodio che sarebbe stato confermato da residenti della zona che hanno contattato le associazioni Animalisti Genovesi, GAIA Animali e Ambiente, la Collina dei Conigli, Animaliberaction, Associazione Etica Animali e Ambiente, Rete dei Santuari di Animali Liberi che ora denunciano questa ennesima strage di cinghiali.
La famigliola era composta da 3 mamme , 4 esemplari giovani di circa un anno e 1 maschio adulto ed era monitorata da tempo dai volontari.
Secondo quanto riportano i volontari gli animali non provocavano alcun disturbo ai residenti in quanto relegati principalmente nell’alveo del torrente, comunque una situazione assolutamente gestibile.
“Molti cittadini sono rimasti indignati per questo blitz inaspettato – scrivono le associazioni – anche perché il Comune di Rapallo era informato della situazione, e nell’agosto scorso l’associazione GAIA con una lettera alla sindaca Elisabetta Ricci, aveva proposto precise azioni non cruente per la gestione dei selvatici in città, chiusura dei varchi, gestione corretta dei rifiuti, inserimento di cassonetti sicuri, ecc., proposte poi riprese anche da una mozione presentata dal Consigliere comunale Francesco Angiolani, che potevano fare della situazione del torrente San Francesco un esempio di gestione etica, anche attraverso la sterilizzazione. E invece si è preferito uccidere”.
Le associazioni ambientaliste ora chiedono al Comune, ed in particolare al consigliere comunale delegato a seguire il tema, se fosse a conoscenza di questa azione della Regione che va nella direzione opposta a quanto dichiarato alla stampa soltanto una ventina di giorni fa.
Inoltre, secondo quanto denunciano le associazioni animaliste le guardie regionali potrebbero non aver rispettato alla lettera le prescrizioni per la bio-sicurezza. Le associazioni, infatti, si dicono pronte a fornire foto dalle quali risulterebbe solo l’uso dei guanti e minacciano di segnalare l’episodio agli organi competenti.
Secondo quanto evidenziato, infatti, sarebbe stato necessario quantomeno l’uso di copri calzature e tute usa e getta per evitare che l’eventuale presenza della malattia – al momento non evidenziata – potesse essere oggetto di “trasferimento involontario” attraverso la contaminazione di scarpe e indumenti.
(nella foto la cucciolata dello scorso anno)
























