Genova – Ci sarebbe anche un ex dipendente del Comune di Genova di 64 anni, cacciatore e vicino agli ambienti della destra estrema, tra i sospettati di aver viaggiato nella ex Jugoslavia per trasformarsi in “cacciatore di uomini” temporaneamente al servizio delle forze paramilitari che hanno seminato morte e distruzione durante l’assedio di Sarajevo e i conflitti etnici tra il 1992 e il 1996.
L’uomo, che ora vive nell’alessandrino, risulta indagato per la grave accusa di omicidio volontario continuato e aggravato dai futili motivi dalla Procura di Milano che ha aperto un’inchiesta sulla possibilità che anche cittadini italiani abbiano pagato per partecipare a ignobili “safari”, con licenza di sparare ed uccidere civili inermi e disarmati, comprese donne e bambini.
L’uomo – secondo quanto rivelato da Il Secolo XIX – si sarebbe “vantato” dei viaggi di morte con altre persone e i suoi racconti sarebbero finiti nelle pagine di inchiesta ap3rta a Milano. Sarebbe già stato ascoltato dai magistrati che seguono il caso ma non avrebbe risposto alle domande, avvalendosi della facoltà di non rispondere ma depositando una memoria difensiva nella quale sosterrebbe che le dichiarazioni fatte in passato, anche in alcune interviste, sarebbero frutto di invenzione e riporterebbero altri racconti di altre persone, fatti propri senza valutare a fondo la gravità.
L’uomo, vicino agli ambienti della destra estrema per sua stessa ammissione, avrebbe insomma “inventato” di essere stato in quel periodo a Sarajevo e di aver partecipato all’inqualificabile mercato di chi, pagando il viaggio e somme di denaro, sarebbe stato temporaneamente “arruolato” nelle milizie che assediavano Sarajevo con licenza di sparare, come cecchino, su donne e bambini che sfidavano la morte attraversando vie e piazze per procurarsi cibo e acqua o per riunirsi con i familiari bloccati in altre zone della città.
Uccisioni documentate da reportage, video e documenti giornalistici che nel periodo inondavano di orrore le Tv e i Media di tutto il mondo.
La persona ora coinvolta nelle indagini nega tutto e per difendersi avrebbe prodotto anche i “cartellini” delle presenze al lavoro per dimostrare la sua presenza a Genova, negli uffici del Comune, nei periodi oggetto di accertamento d’indagine.
Inoltre avrebbe prodotto le certificazioni che lo hanno visto dichiarare “inabile” al servizio militare. Circostanze ora al vaglio degli inquirenti che avrebbero anche dichiarazioni riguardo la volontà di far parte di “forze speciali”, una certa passione per le armi comfermata dall’attività di cacciatore, e la partecipazione ad ambienti politici che certo non si rifanno al pacifismo ed al disarmo.
























