Genova – Il Parco di Villa Pallavicini, a Pegli, è sotto “attacco” dei cinghiali da circa un mese e chiede aiuto e gli ambientalisti si mobilitano rispondendo che la soluzione esiste e non è cruenta.
In un appello sui social i gestori del Parco denunciano una situazione insostenibile, con famiglie di cinghiali che distruggono piante, “arano” le aiuole ed i terreni curati con attenzione fanno danni considerevoli ad una struttura viene invece curata “centimetro per centimetro”.
“È da circa un mese – si legge nel post-denuncia – che siamo sotto attacco dei cinghiali. Di nuovo. I giardinieri ogni giorno sistemano i danni subiti nella notte e le piante si disperano perché stanno più con le radici al sole che nella terra”.
A causa dei cinghiali i prati sono stati nuovamente distrutti e i provvedimenti presi, al momento non hanno dato risultati.
Un passaggio del post, però, sta suscitando la reazione delle associzioni ambientaliste:
“Le guardie provinciali – si legge ancora nel post – hanno montato una gabbia, ma non funziona. Siamo stanchi di chiedere aiuto e non ricevere una risposta concreta al problema… e intanto il parco fresco di restauro viene distrutto ogni notte”.
A stretto giro di posta hanno risposto le associazioni ambientaliste che sperano che all’appello non faccia seguito la “consueta” risposta delle istituzioni locali, ovvero l’abbattimento.
Da tempo gli ambientalisti sostengono che ci sia una strada incruenta per risolvere il “problema”
“Comprendiamo pienamente le difficoltà quotidiane affrontate dal personale e dai giardinieri – scrivono gli attivisti – costretti ogni giorno a intervenire per ripristinare sentieri, prati e aree verdi di uno dei luoghi storici più preziosi della città. La tutela del patrimonio paesaggistico, culturale e botanico rappresenta un obiettivo che riteniamo fondamentale e condiviso.
Proprio per questo riteniamo necessario affrontare il problema con un approccio etico
realmente efficace, strutturale e lungimirante, evitando soluzioni cruente ed emergenziali che negli anni hanno dimostrato di non risolvere stabilmente la presenza della fauna selvatica in ambito urbano.
I cinghiali non riconoscono confini amministrativi o proprietà private: gli animali vengono
inevitabilmente attratti verso le aree urbanizzate dalla disponibilità di cibo, dalla presenza di corridoi ecologici aperti e dalla progressiva antropizzazione del territorio. Per tale ragione, qualsiasi strategia realmente risolutiva deve intervenire innanzitutto sulle cause che determinano l’ingresso della fauna nelle città.
La Legge n. 157/1992 stabilisce chiaramente che il controllo della fauna selvatica debba
privilegiare metodi ecologici e non cruenti, prevedendo il ricorso alle uccisioni
esclusivamente come extrema ratio. Anche la giurisprudenza amministrativa ha più volte
ribadito la necessità di adottare preventivamente strumenti alternativi e preventivi.
Numerosi studi scientifici evidenziano inoltre come gli abbattimenti producano eHetti
temporanei e spesso controproducenti: la destrutturazione dei gruppi sociali e la liberazione
di nicchie ecologiche favoriscono infatti un incremento della capacità riproduttiva della
specie e lo spostamento degli animali verso nuove aree urbane. In altre parole, l’eliminazione degli esemplari non affronta le cause del fenomeno e tende a perpetuarlo nel tempo. Va inoltre ricordato che, anche nel territorio genovese, vengono effettuati continui interventi di cattura e abbattimento dei cinghiali senza che ciò abbia portato a una riduzione stabile e definitiva della loro presenza nelle aree urbane.
Per questa ragione, continuare a intervenire esclusivamente attraverso abbattimenti o catture rischia di trasformare il problema in un’emergenza permanente, senza affrontarne le cause strutturali.
È pertanto necessario avviare con urgenza un piano organico di prevenzione basato su misure concrete, etiche ed efficaci nel lungo periodo, tra cui:
• installazione di recinzioni selettive e barriere strutturali nei punti di accesso più critici;
• chiusura e messa in sicurezza dei varchi di accesso lungo torrenti e corridoi ecologici
urbani;
• utilizzo di dissuasori fisici non cruenti;
• gestione rigorosa dei rifiuti e sostituzione dei cassonetti con sistemi anti-intrusione;
• intensificazione dei controlli contro l’abbandono di cibo e rifiuti;
• campagne informative rivolte ai cittadini;
• sperimentazione di strumenti innovativi e non cruenti, inclusi metodi
immunocontraccettivi già oggetto di studi scientifici internazionali.
Riteniamo inoltre indispensabile aprire un confronto pubblico e trasparente tra Istituzioni,
tecnici, associazioni, comitati e cittadini, affinché la gestione della fauna selvatica venga
affrontata con criteri scientifici, etici e realmente orientati alla prevenzione.
La convivenza con la fauna selvatica rappresenta una delle grandi sfide delle città
contemporanee. Dare risposte civili significa non limitarsi a interventi emergenziali o cruenti, ma costruire soluzioni durature che sappiano tutelare contemporaneamente sicurezza pubblica, patrimonio urbano e rispetto per gli animali, che restano esseri viventi e parte integrante dell’equilibrio naturale del territorio.
Il livello di civiltà di una comunità si misura anche dalla capacità di aHrontare problemi
complessi con responsabilità, competenza, razionalità e umanità e rispetto per ogni forma di vita.
Il Comitato Torrente San Francesco, nato dopo la cattura ed uccisione di una famigliola di cinghiali nell’omonimo rio di Rapallo, esta disponibile a collaborare con le istituzioni e con la direzione del Parco per individuare soluzioni realmente efficaci, sostenibili e rispettose della vita animale.
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