Genova – Anche i gatti dovranno presto essere dotati di microchip e iscritti nella speciale anagrafe animale come i cani. Lo ha deciso il consiglio regionale della Liguria accogliendo e votando all’unanimità una proposta della consigliera regionale di Fratelli d’Italia Veronica Russo.
Il documento non è ancora una normativa ma impegna la Giunta regionale “a valutare la possibilità di promuovere l’introduzione dell’obbligo di microchippatura e di iscrizione all’Anagrafe regionale degli animali d’affezione per tutti i gatti nati o acquisiti in Liguria e a prevedere adeguate campagne informative rivolte ai cittadini e ai proprietari di animali d’affezione e forme di collaborazione con i servizi veterinari, le associazioni animaliste e i Comuni per favorire l’attuazione della misura e la tutela della popolazione felina”.
Il provvedimento renderebbe obbligatoria la microchippatura che già è tale per i cani – purtroppo con ampia evasione, più o meno consapevole – e ogni proprietario di un gatto dovrebbe rivolgersi al veterinario per posizionare un “chip” sottopelle che porta con sè delle informazioni tecnologiche che possono essere “lette” identificando l’animale e il suo proprietario.
Una dotazione tecnologica che aiuterebbe i proprietari a ritrovare l’animale smarrito o “rubato” ma che comporterebbe una spesa considerato che l’intervento è semplice ma va ovviamente eseguito da personale specializzato (veterinario).
Plaudono le associazioni animaliste che, però, chiedono che l’anagrafe animale possa essere “unificata” in tutta Italia visto che, al momento, un microchip impiantato in una Regione potrebbe non corrispondere ai dati di un’altra località. In parole povere: un animale registrato in Liguria ma smarrito in Piemonte non verrebbe “identificato” perché i dati regionali non sono attualmente condivisi su una piattaforma comune.
In tal caso l’obbligo di legge sarebbe “aleatorio” e non risolutivo dell’emergenza randagismo.
Sempre le associazioni animaliste chiedono che la Regione si occupi anche di prevedere controlli e sanzioni poiché, per l’analogo obbligo rivolto ai cani, non risultano campagne di verifica “in campo” e il numero dei proprietari di animali controllati per strada per verificare la presenza del microchip è – nell’esperienza comune degli stessi proprietari – irrisoria.
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