Bordighera (Imperia) – Dopo il silenzio di Emanuel Iannuzzi, che si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip, confermando nel contempo la propria innocenza, anche la Emanuela Aiello, 43 anni, ha sostanzialmente confermato la propria posizione, respingendo ogni accusa e scoppiando più volte a piangere causando l’interruzione momentanea dell’interrogatorio di garanzia.
Nessuna confessione e difesa salda nel respingere le accuse per i due indagati per la morte della piccola Beatrice, due anni, trovata morta nel lettino di casa, lo scorso 9 febbraio e deceduta dopo percosse e maltrattamenti indicibili secondo le ipotesi investigative.
I due, continuano a negare ogni addebito ma, soprattutto, negano l’uno di aver maltrattato la figlia della compagna e l’altra di aver mai picchiato Beatrice o di aver assistito a maltrattamenti ai suoi danni.
A pesare come macigni nelle indagini, invece, i racconti delle due bambine superstiti, le sorelline di 9 e 7 anni della piccola Beatrice che, invece, in un colloquio protetto davanti al magistrato che segue il caso e sotto la supervisione di esperti, hanno raccontato di percosse, violenze e della sorellina che peggiorava di giorno in giorno mentre le richieste di aiuto venivano ignorate anche quando la situazione è diventata critica e la bambina sputava sangue e reagiva sempre meno agli stimoli.
In particolare le bambine hanno raccontato di telefonate fatte alla madre nelle quali lamentavano le condizioni sempre più gravi della sorellina e che sarebbero state liquidate con bestemmie, insulti e inviti a non chiamare più.
Al vaglio degli inquirenti anche i video che sarebbero stati trovati nel telefono cellulare dell’uomo e che mostrerebbero anche la piccola Beatrice costretta a fumare uno “spinello”, forse nell’assurdo tentativo di calmarla o farla dormire.
Tra le ipotesi investigative, infatti, c’è quella che la coppia fosse “disturbata” dalle bambine e che le reazioni violente siano l’effetto di una insofferenza psicologica agli impegni legati alla genitorialità che in altre occasioni hanno portato a comportamenti simili e sino alle estreme conseguenza.
Tutte ipotesi che dovranno essere confermate o smentite nelle aule di un Tribunale ma che fanno riflettere e alimentano forti polemiche e discussioni sul ruolo dei servizi sociali e di tutte le strutture frequentate dalle bambine e che non avrebbero notato i segni, evidenti, di una situazione che stava degenerando.
Nessuno ha voluto o potuto aiutare la piccola Beatrice e neppure le sue sorelline che, pure, andavano a scuola.
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