Bordighera (Imperia) – Trasferimento urgente dal carcere di Genova a quello di Ivrea, nel torinese, per Emanuel Iannuzzi, 42 anni, l’uomo accusato della morte della piccola Beatrice, trovata morta nel suo lettino, il 9 febbraio scorso e deceduta, secondo le accuse, a seguito di maltrattamenti e percosse.
La misura di sicurezza è stata decisa dopo le minacce e la “rivolta” del carcere genovese, quando l’uomo è uscito per l’interrogatorio di garanzia ed è stato avvistato dagli altri detenuti mentre saliva sul mezzo della polizia penitenziaria che lo portava a Palazzo di Giustizia.
In breve la voce della sua presenza ha fatto il giro della struttura e la gravità delle accuse a suo carico ha scatenato il finimondo con urla, minacce e insulti che hanno convinto a scegliere per il trasferimento in una struttura dotata di una sezione “speciale”, riservata proprio a chi si macchia (o è accusato) di reati particolarmente delicati come le violenze sulle donne e sui bambini.
Da sempre, infatti, questo tipo di accuse scatenano la reazione dei carcerati che hanno una sorta di “codice” che attribuisce particolare sdegno e condanna a chi si macchia di determinate condotte. Un codice che può portare alla decisione di eliminare fisicamente il responsabile, considerato indegno di stare con altri carcerati.
E proprio per garantire la sicurezza del detenuto, ancora innocente secondo la Giustizia italiana, è arrivata la decisione di spostare Iannuzzi in un’altra struttura.
A Genova il reparto “speciale” si trova nel carcere femminile di Pontedecimo dove, però, è reclusa anche la madre della piccola Beatrice, anche lei indagata per la morte della bambina e compagna di Iannuzzi. Motivi di incompatibilità che hanno portato a scegliere una struttura fuori regione.
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