In Liguria calano le richieste di riconoscimento della Disabilità e le associazioni che tutelano le persone con questo tipo di problematiche lanciano l’allarme: il numero dei disabili non scende e quindi sospettiamo che la riforma abbia semplicemente complicato l’ottenere i propri diritti.
A lanciare l’allarme è Inca Cgil che denuncia: “la riforma della disabilità voluta dal Governo
non ha in alcun modo agevolato il tortuoso iter per l’accertamento della condizione di disabilità, anzi l’ha peggiorato”.
Ad affermarlo Marco De Silva, coordinatore regionale Inca Cgil Liguria, a commento della “fotografia dei dati” emersa dal raffronto del periodo gennaio – maggio 2025/2026.
“Nei primi 5 mesi di quest’anno – spiega De Silva – in Liguria abbiamo assistito ad una diminuzione delle pratiche aperte dal Patronato Inca legate all’assegno o pensione di
invalidità del – 29,27 per cento: 1.073 pratiche contro le 1.517 dell’anno passato. Più o meno la stessa percentuale di calo (-27,24 per cento) che abbiamo registrato per le
indennità di accompagnamento”.
Assegno o pensione di invalidità e indennità di accompagnamento sono tra le pratiche più diffuse di chi si rivolge al patronato per vedersi riconosciuti i diritti legati alla condizione di disabilità per sé stessi o per un familiare.
L’Inca è il primo patronato in Liguria per numero di pratiche riferite alla disabilità con punte a Genova di una pratica su due sul totale di quelle presentate.
La riforma della disabilità, che per la Liguria è partita l’anno scorso in via sperimentale a Genova e che si chiuderà nel 2028 a Imperia, ha visto un preoccupante calo delle domande, non solo di quelle presentate ma anche di quelle che per essere definitive attendono un perfezionamento a carico del richiedente che spesso non avviene.
“La carenza o indisponibilità tra i medici a redigere il certificato introduttivo – spiegano ancora alla INCA Cgil – i costi elevati di quest’ultimi, la riduzione del ruolo dei Patronati nella fase iniziale delle procedure e la continua stratificazione normativa, stanno producendo ritardi, confusione e incertezza. Ad oggi la riforma voluta dal Governo
non funziona e a farne le spese sono le persone più fragili”.
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