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Savona, arrivata la Open Arms con 85 migranti salvati in mare

Migranti bambino Geo BarentsSavona – Sono iniziate nella notte le operazioni di sbarco degli 85 naufraghi, tra loro anche diversi minori non accompagnati, a bordo della nave Open Arms la nave dell’omonima ONG che li ha salvati al largo delle coste africane.
La nave ha viaggiato per oltre 700 miglia per raggiundere il porto di Savona indicato quale “porto sicuro” dalle nuove normative del Governo centrale che dispone che sia lo Stato e non la ragionevolezza a decidere quale sia il luogo più vicino e più sicuro dove sbarcare i naufraghi salvati in mare, in contestata violazione dei trattati internazionali.
La Open Arms è arrivata nel porto di Savona ieri pomeriggio, intorno alle 17 e quando le temperature si sono fatte meno drammatiche sono iniziate le operazioni di sbarco e controllo medico delle persone che hanno rischiato la vita per un futuro migliore e per sfuggire a guerre e carestie.
Il salvataggio è avvenuto nella notte tra il 1 e il 2 luglio, alle 2:00, da una imbarcazione che non aveva i requisiti minimi di sicurezza e rischiava di affondare.
Open Arms ha richiesto immediatamente l’assegnazione di un porto sicuro (Place of Safety) per lo sbarco dei sopravvissuti il prima possibile e senza ritardo, in conformità con il diritto e i trattati internazionali.
“Il porto assegnato dalle autorità italiane per lo sbarco è Savona – ha polemizzato Open Arms sui social – Oltre 700 miglia e circa 4 giorni di navigazione. Altrettante miglia e altri giorni per tornare dove altre persone sono in pericolo. Obbligarci a questo costa vite umane”.
In un altro post presente sulla pagina Facebook di Open Arms Italia si legge tutta la frustrazione dei volontari impegnati a salvare vite umane anche rischiando accuse e processi.
“In questo mondo al contrario, l’umanità sembra essere diventata discutibile. La solidarietà diventa motivo di sospetto. E chi salva vite viene trattato come se fosse un criminale.
Più di 110 persone sono state perseguite nel 2025 per aver fatto qualcosa che non dovrebbe mai essere messo in discussione: aiutare altri esseri umani. La maggior parte dei casi si conclude senza una condanna. Ma la punizione arriva molto prima: anni di procedimenti giudiziari, logoramento, intimidazioni e paura.
L’ultimo rapporto di PICUM documenta inoltre decine di casi di molestie e campagne diffamatorie contro chi presta aiuto.
Perché spesso l’obiettivo non è ottenere una condanna. È lanciare un messaggio. Che la prossima volta nessuno intervenga. Che la prossima volta si volti lo sguardo dall’altra parte. Noi abbiamo scelto il contrario”.
(foto di Archivio)
Migranti Savona Open arms protesta

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