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Genova, nove arresti per sospetti finanziamenti ad Hamas

Gaza bambinaGenova – Ci sono anche due associazioni con sede a Genova e che sostengono di aiutare il popolo palestinese a Gaza, coinvolte nella delicatissima operazione delle forze dell’ordine, della Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e della Procura di Genova, che avrebbe scoperto un presunto passaggio di denaro tra l’Italia e l’organizzazione politica “Hamas” accusata di terrorismo dal Governo di Israele.
Nelle operazioni “di sicurezza” potrebbe avere un ruolo anche lo stesso Governo di Israele attraverso i propri uffici di indagine.
Secondo le ipotesi di accusa, da dimostrare in sede processuale, le organizzazioni avrebbero raccolto 7-8 milioni di euro destinati ufficialmente ad aiutare il popolo palestinese vittima di genocidio da parte dell’esercito israeliano ma che sarebbero stati invece “dirottati” ad esponenti e fiancheggiatori di quella che viene considerato un movimento terrorista ma che ha anche un’ala politica che ha di fatto governato a Gaza per anni.
Nove gli arresti a Genova e molti altri in tutta Italia in una operazione che alza il livello degli interventi all’estero contro Hamas e la pressione contro l’ala militare che ha base nella Striscia e rifiuta di consegnare le armi all’esercito israeliano.
Molti osservatori invitano alla massima cautela per evitare che la risonanza mediatica di questo tipo di indagine, ancora tutta da chiarire, possa avere un ulteriore effetto sulla popolazione palestinese massacrata da mesi da bombardamenti e che vede morire di freddo bambini e con l’esercito israeliano che blocca gli aiuti in arrivo.
Si teme in particolare che ogni associazione che obbligatoriamente ha rapporti con Hamas, che è e resta un referente amministrativo a Gaza, venga accusata di fiancheggiare i terroristi perchè porta aiuti o raccoglie fondi per la popolazione.
Temuto anche il rischio che l’opinione pubblica, temendo che il denaro vada a finire nelle case di Hamas, sospenda le donazioni che vanno invece legittimamente e correttamente ad aiutare la popolazione martoriata da un’invasione militare condannata dalla stessa Organizzazione mondiale delle Nazioni Unite.
Oggi la DIGOS di Genova (in raccordo con la Direzione Centrale della Polizia di
Prevenzione), del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Genova e del Nucleo Speciale della Polizia Valutaria della Guardia di Finanza hanno dato esecuzione ad una ordinanza di applicazione di misure cautelari (personali e reali, queste ultime per un ammontare di oltre otto milioni di euro) nei confronti rispettivamente di nove indagati destinatari tutti della custodia in carcere e tre associazioni, emessa dal Giudice per le Indagini preliminari presso il Tribunale di Genova, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova.
I citati provvedimenti cautelari sono stati emessi nell’ambito una indagine, che si è avvalsa del significativo supporto e delle competenze delle citate Forze di Polizia, avviata e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova a seguito di impulso della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo originato dall’analisi di segnalazioni di operazioni finanziarie sospette e si è sviluppata grazie a scambi informativi – – con altri uffici inquirenti italiani, nell’ambito della costante azione di coordinamento del Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, nonché con le Autorità dei Paesi Bassi e di altri Paesi della U.E. (svoltisi anche nell’ambito di riunioni organizzate da Eurojust).
Gli indagati sono accusati, nella attuale fase delle indagini preliminari, di fare parte e di avere finanziato l’associazione HAMAS (“HARAKAT AL-MUQAWMA AL-ISLAMIYA” ovvero “Movimento della resistenza islamica”), che si propone il compimento di atti con finalità di terrorismo, in particolare contro lo Stato di Israele, accusato di aver invaso la Palestina con la forza e di aver ucciso centinaia di migliaia di persone in decenni di occupazione considerata illegale anche dalle Nazioni Unite, ed è stata designata come organizzazione terroristica da parte dell’Unione Europea (per quanto riguarda sia la c.d. ‘ala politica’ che quella c.d. militare).
Alla predetta associazione, oltre al più recente attacco del 7 ottobre 2023, notoriamente realizzato e rivendicato da HAMAS (oltre che dalla JIHAD ISLAMICA) che ha causato la morte di 1200 persone e la cattura di quasi 200 ostaggi, viene ricondotta una serie di attentati che hanno causato negli anni la morte di 484 persone e il ferimento di altre 3305, in gran parte civili.
Il finanziamento delle attività terroristiche risulta avvenuto per mezzo di varie associazioni, tra cui:
ASSOCIAZIONE BENEFICA DI SOLIDARIETÀ COL POPOLO PALESTINESE – A.B.S.P.P., con sede a Genova, costituita in data 11.05.1994;
A.B.S.P.P. O.D.V. (ASSOCIAZIONE BENEFICA DI SOLIDARIETÀ CON IL POPOLO PALESTINESE – ORGANIZZAZIONE DI VOLONTARIATO) –, con sede a Genova, costituita il 3.7.2003.
ASSOCIAZIONE BENEFICA LA CUPOLA D’ORO, con sede a Milano, costituita l’1.12.2023
Gli indagati sono accusati del delitto di cui all’art. 270- bis c.p.
In particolare, vengono loro addebitate operazioni di finanziamento, che si ritiene abbiano rilevantemente contribuito alle attività delittuose dell’organizzazione terroristica, per un ammontare complessivo di circa sette milioni di euro: –
effettuate anche mediante operazioni di triangolazione attraverso bonifici bancari o con altre modalità per il tramite di associazioni con sede all’Estero, – in favore di associazioni con sede a Gaza, nei Territori Palestinesi o in Israele, dichiarate illegali dallo Stato di Israele, perché appartenenti, controllate o comunque collegate ad HAMAS.
direttamente a favore di esponenti di HAMAS.
Tale supporto ha riguardato anche il sostentamento – dei familiari di persone coinvolte in attentati terroristici ai danni di civili o – dei parenti di detenuti per reati con finalità di terrorismo, sostentamento che ha rafforzato l’intento di un
numero indeterminato di componenti di HAMAS di aderire alla strategia terroristica e al programma criminoso
dell’organizzazione, anche compiendo attentati terroristici suicidi.
L’indagine avrebbe permesso di accertare che HAMAS si è dotata di un comparto estero e di articolazioni periferiche che operano con lo specifico scopo di promuovere l’immagine dell’organizzazione e, soprattutto, di contribuire al suo finanziamento, che è condizione essenziale perché essa possa esistere, svilupparsi e cercare di raggiungere i propri scopi.
Secondo le accuse le associazioni farebbero parte di un network europeo che opera coordinandosi con la struttura decisionale dell’organizzazione “madre”.
L’indagine avrebbe scoperto che le donazioni potrebbero essere state destinate ad associazioni sotto il controllo diretto HAMAS
Non si sarebbe trattato, insomma, di elargizioni aventi unicamente scopo caritatevole e umanitario.
Secondo la tesi accusatoria, da dimostrare in Tribunale, in base agli indizi raccolti in anni di indagine, gli indagati si sono resi consapevolmente responsabili di aver sottratto capitali alle finalità assistenzialistiche della da’wa (trattasi delle attività svolte dall’organizzazione nei settori della religione, dell’istruzione, del benessere e della salute allo scopo di creare saldi legami con la popolazione palestinese) in favore di un finanziamento diretto dell’organizzazione terroristica e delle sue attività criminose.
Il collegamento diretto tra le istituzioni civili e la strategia terroristica di HAMAS risulterebbe del resto, consolidato, come dimostrato anche dalle dichiarazioni pubblicamente rese da un esponente politico di Hamas che in data 10.10.2023, tre giorni dopo il grave attacco terroristico in danno di civili israeliani, avrebbe affermato: “Gaza chiede il vostro aiuto: aiuti, denaro, qualunque cosa abbiate; chiunque possa fare una donazione, sappia che questo è il momento della verità. Questa è la Jihad con il denaro, ed è come la jihad di chi sacrifica la propria vita. Fai una donazione per Gaza, la sua resistenza e i suoi eroi. Questo è il momento in cui la nazione islamica deve unirsi alla battaglia”.
Alla Jihad e ai relativi ruoli e compiti degli indagati fanno apertamente riferimento anche alcune conversazioni intercettate.
Analoghe considerazioni potrebbero trarsi dall’esame di un documento, interno ad HAMAS, che illustra nel dettaglio le attività da’wa svolte dall’organizzazione che hanno la finalità di conquistare il cuore e convertire le persone, ottenere sostegno e reclutare nuovi attivisti del movimento.
Le attività descritte sono molteplici e vanno da quelle educative a quelle strettamente legate al settore militare:
infatti fanno parte del settore da’wa le attività di formazione di giovani per i futuri ruoli di leadership dentro Hamas, quelle svolte nel settore studentesco nel Campo militare degli studenti (Command Training Institute), l’educazione sullo status di martiri e prigionieri, il simposio sulla Jihad e i santi guerrieri dell’organizzazione.
Tali attività sarebbero state svolte grazie al contributo delle associazioni di beneficenza di HAMAS.
Numerose e significative appaiono le conversazioni telefoniche e i contatti con altre associazioni in Olanda, Austria, Francia e Inghilterra come è naturale che sia per associazioni che perseguono lo stesso scopo, qualunque esso sia.
Tali comunicazioni dimostrerebbero l’esistenza di una estesa rete organizzata a livello internazionale di soggetti/istituzioni impegnati nella raccolta fondi, che forse solo apparentemente da destinare a scopi benefici e a sostegno della popolazione e della causa palestinesi.
Come ovvio, le indagini e i fatti attraverso esse emersi non possono in alcun modo togliere rilievo ai crimini commessi ai danni della popolazione palestinese prima e successivamente al 7 ottobre 2023 nel corso delle operazioni militari intraprese dal Governo di Israele, per i quali si attende il giudizio da parte della Corte Penale Internazionale, da rendersi in conformità allo Statuto di Roma, ratificato da 125 Stati Membri, fra i quali, in un ruolo di impulso e sostegno, l’Italia.
Allo stesso tempo, tali crimini non possono giustificare gli atti di terrorismo (compresi quelli del 7 ottobre 2023) compiuti da Hamas e dalle organizzazioni terroristiche a questa collegate ai danni della popolazione civile, né costituirne una circostanza attenuante.
Per la giurisprudenza di legittimità costituiscono, infatti, atto terroristico le condotte che, pur se commesse nel contesto di conflitti armati, consistano in condotte violente rivolte contro la popolazione civile, anche se presente in territori che, in base al diritto internazionale, devono ritenersi illegittimamente occupati.