Rose Rosalie Montmasson spedizione Mille GaribaldiGenova dedica una via a Rose “Rosalia” Montmasson, l’unica donna che si travestì da uomo per imbarsi con Giuseppe Garibaldi a Quarto per la spedizione dei Mille.
La Storia ha spesso nascosto il ruolo importante delle donne negli avvenimenti di particolare rilevanza e la città di Genova desidera ricordare il ruolo che ebbe Rose MontMasson nel successo della spedizione militare di Giuseppe Garibaldi in Sicilia.
Per farlo ha scelto di dedicarle la rampa che sale da piazza Sivelli (stazione ferroviaria di Quarto) a via Acerbi. Un piccolo gesto dal grande significato.
Ricordata come “l’unica donna che partecipò alla spedizione dei Mille“, Rose “Rosalia” Montmasson era in realtà in buona compagnia visto che lo stesso Giuseppe Garibaldi, nei sui scritti, ne ricorda altre, ma – probabilmente – la Montmasson fu l’unica a imbarcarsi mentre le altre si trovavano già in Sicilia al momento degli sbarchi.
Nata da famiglia di umili origini nella Savoia che fu del Regno di Sardegna, Rose Montmasson conobbe il futuro marito Francesco Crispi nel 1849, durante l’esilio piemontese, quando il patrota e politico era un giovane rivoluzionario, rifugiatosi in Piemonte dopo il fallimento della rivoluzione indipendentista siciliana del 1848.
Lui era vedovo e lei giovanissima e nella fuga a Malta si sposarono in circostanze oggetto di successiva contestazione.
Rientrati in Italia nel 1859 dopo una parentesi parigina finita con l’espulsione per sospette attività rivoluzionarie, i due presero contatti con le compagnie garibaldine che preparavano lo sbarco in Sicilia.
Lo straordinario – e poco ricordato – ruolo di Rose Montmasson alle vicende della spedizione dei Mille inizia nel marzo 1860 quando la donna si trasformò in messaggero raggiungendo con il vapore postale (imbarcazione che trasportava la corrispondenza) Messina per portare messaggi e lettere ai patrioti siciliani affinché preparassero lo sbarco di Rosolino Pilo e Giovanni Corrao.
La missione segreta proseguì sino a Malta dove Rose si recò, sempre a bordo di un vapore postale – per avvisare i rifugiati italiani dell’imminente spedizione.
Terminata con successo la missione, Rose “Rosalia” Montmasson rientrò a Genova dove, secondo i racconti probabilmente romanzati, si travestì da uomo per imbarcarsi sul piroscafo Piemonte contravvenendo agli ordini del marito che le aveva chiesto di non partecipare alla spedizione.
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Durante tutte le battaglie Rose si occupò dei feriti e della loro cura ma, sempre secondo i racconti probabilmente romanzati, imbracciò anche il fucile per difendersi dai colpi nemici.
Più probabilmente e non meno coraggiosamente portò al sicuro i feriti nel mezzo delle sparatorie già dalla battaglia di Calatafimi e la sua figura divenne molto conosciuta tra i patrioti siciliani che la ribattezzarono “Rosalia”, in onore alla santa venerata nei luoghi, causando probabilmente l’errore nella trascrizione del nome sulla sua tomba, dove viene ricordata come Rosalie Montmasson.
La sua, però, non è stata una vita felice dopo le vittorie di Garibaldi poiché il marito, Francesco Crispi, arrivò a ripudiarla dopo il voltafaccia che lo portò a tradire la causa repubblicana per diventare monarchico.
Le liti insanabili con la moglie Rose, fervente repubblicana, lo portarono infatti a sostenere che il matrimonio contratto a Malta era “nullo” poiché il prete che lo celebrò si trovava al momento sospeso “a divinis” e dunque impossibilitato a unire in matrimonio.
Una vicenda che costò cara anche a Crispi visto che quando si risposò con la nobile Lina Barbagallo la regina Margherita di Savoia non volle stringergli la mano.
C’è chi collega il fatto alla vicenda del matrimonio a Malta – di cui la regina venne informata e che venne invece ritenuto valido – e chi al fatto che Crispi sposò la nobile Lina Barbagallo ma dopo cinque anni dalla nascita del loro primo figlio, concepito di fatto “al di fuori del matrimonio”.
Rose Montmasson si trasferì invece a vivere a Roma, in estrema povertà,  sopravvivendo con la sola pensione assegnata ai Mille e venne sepolta in un loculo messo a disposizione dal Comune, al cimitero del Verano, solo per la sua condizione di “reduce garibaldina”.

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