Roberta RepettoGenova – Tre anni e 4 mesi di carcere per la morte di Roberta Repetto a seguito dell’asportazione di un neo maligno all’interno del centro Anidra di Borzonasca. Si chiude con la condanna di due dei tre indagati la triste vicenda della giovane morta per le conseguenze di un tumore maligno curato con tisane e meditazione.
Il giudice ha condannato Paolo Bendinelli, il cosiddetto “santone” della comunità, e il medico Paolo Oneda mentre ha assolto la psicologa del centro.
Un “colpo di scena” anche la conversione da omicidio volontario in concorso a omicidio colposo per l’accusa rivolta ai tre indagati e la conseguente riduzione della pena dal 16 richiesti ai tre anni e 4 mesi della sentenza, anche per effetto del rito abbreviato scelto dagli imputati.
Il Tribunale ha deciso anche per un risarcimento di 20mila euro ciascuno per i genitori e per la sorella di Roberta Repetto che hanno preferito non commentare la decisione del giudice.
Si chiude così la prima fase del processo per la morte della giovane che venne operata nel centro per la rimozione di un neo poi rivelatosi un melanoma maligno e “curata” con meditazione e tisane anche quando era ormai evidente che si trattava di qualcosa di più di una semplice infezione.
Circostanze che la famiglia ha sempre denunciato e che non consentono di chiudere così la vicenda.
Assolti tutti gli imputati anche dal reato di circonvenzione di incapace e di violenza sessuale.

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