Genova – Utilizzare allestimenti multimediali e interattivi per scoprire e interagire con l’arte.

Questo l’intento di “Frammenti“, l’installazione realizzata dagli studenti dei corsi di laurea magistrale in Digital Humanities – Comunicazione e Nuovi Media e in Design del Prodotto e dell’Evento dell’Università di Genova.

Un percorso che unisce lo studio delle opere d’arte e lo sviluppo di tecnologie, volte a migliorare la fruizione e la scoperta delle opere stesse.

Sotto la guida dello Staff del Centro di Ricerca Casa Paganini – InfoMus del Dipartimento di Informatica, Bioingegneria, Robotica e Ingegneria dei Sistemi, gli studenti hanno ideato e realizzato quattro installazioni, ciascuna indirizzata verso uno specifico focus, per far scoprire ai visitatori le opere di Sexto Canegallo e di Piet Mondrian.

Gualtiero Volpe, professore associato del DIBRIS, a proposito del progetto ha spiegato: “Si tratta di un progetto che nasce da una serie di laboratori didattici dei due corsi di laurea magistrale.

Nel corso di questi tre mesi, a partire da settembre, gli studenti sono stati coinvolti in una serie di attività che sono consistite nello studio di opere e forme d’arte e nello sviluppo di tecnologie per realizzare delle installazioni interattive per fruire queste opere e per utilizzare il movimento del visitatore per creare una migliore fruizione dell’opera stessa”.

Contenuti artistici che si svelano solo al termine di una sorta di gioco: interazione con lo spazio e interazione con oggetti particolari guidano l’osservatore verso una riflessione sull’opera stessa.

“Siamo partiti nell’analizzare un quadro di Mondrian dal titolo Broadway Boogie-Woogie – raccontano Irene De Natale e Noemi Campion, studentesse – volendo riprendere il motivo del movimento che si ha in questo quadro. L’intento è utilizzare la tecnologia dell’accelerometro presente nei telefonini in modo da sfruttare questa potenzialità per creare l’installazione. Il nostro obiettivo è stato quello di far coordinare le persone per far sì che insieme riuscissero a far apparire il quadro”.

Un gioco di percezioni della realtà, nato dalle svolte artistiche dei primi anni del XX secolo e mosse dalle profonde incertezze per l’avvenire.

Proprio l’analogia dell’incertezza ha portato a ulteriori riflessioni come sottolinea Davide Gaggero: “L’analisi della mostra ‘Anni 20’ ci ha portato a cercare di analizzare il significato delle opere per poi riportarlo e attualizzarlo. Sono anni considerati come terra di incertezza, comune anche ai giorni nostri. Abbiamo elaborato una serie di sistemi per dare una possibilità agli utenti di ricostruire una realtà soggettiva”.

Insomma, un percorso che spinge verso riflessioni sul periodo storico, sull’arte e sulla tecnologia portando come valore aggiunto il suggestivo contesto di Casa Paganini, sulla collina di Castello, cuore di Genova.