coronavirus ospedale

Genova – Anziani “lasciati morire” negli ospedali della Liguria perché le strutture non sarebbero in grado di affrontare l’emergenza per “numero” di pazienti e per attrezzature a  disposizione.
E’ l’accusa, gravissima, lanciata da un quotidiano on line genovese che pubblica quelle che – secondo la Testata – sarebbero le rivelazioni fatte da medici dell’ospedale Villa Scassi di Genova Sampierdarena che hanno chiesto di restare anonimi.
Una denuncia gravissima, che di certo farà aprire una specifica inchiesta della Magistratura che dovrà accertare se, davvero, nelle strutture ospedaliere ci sono persone che vengono deliberatamente “lasciate morire” preferendo dedicare attrezzature e risorse ad altri pazienti, sulla base dell’età anagrafica.
Una “realtà” sempre indirettamente smentita dalla Regione Liguria che ha sempre dichiarato, in tutti i punti stampa quotidiani sull’emergenza che “nessuno verrà lasciato indietro” e che al momento il numero dei casi, sebbene in crescita, non ha mai messo in reale crisi il sistema sanitario regionale.

Secondo l’articolo pubblicato dal quotidiano genovese, due medici dell’ospedale Villa Scassi avrebbero “rivelato” in modo aninimo, una situazione allucinante, fatta di emergenze 24 ore su 24 che avrebbe – la questione è tutta da verificare – comportato quello che, altrove e in particolare in alcuni servizi giornalistici di un TG nazionale Rai, viene definito “codice blu” ovvero la scelta di quali pazienti è necessario “sacrificare” per salvarne altri con più possibilità di sopravvivenza e unicamente per la supposta carenza di attrezzature salvavita.
Una scelta “da ospedale da campo su un fronte di guerra” e che non è mai stata accertata prima d’ora e tantomeno denunciata con tale forza.

Sul caso sarà certamente aperta un’inchiesta della Magistratura che, su denuncia dei cittadini o, come nel caso in essere, su denuncia degli organi di Informazione che riportano notizie di reato, dovrà accertare se davvero, negli ospedali della Liguria si applica il triage di emergenza al livello estremo o se, invece, si tratta di notizie prive di fondamento, magari diffuse in buona fede, che generano un fortissimo allarme sociale e una sofferenza ulteriore nei familiari delle persone ricoverate negli ospedali visto che non è possibile assisterli e tantomeno “proteggerli” da scelte unilaterali da parte dei medici.
Accuse che possono ledere anche il delicato rapporto di fiducia che si deve necessariamente generare tra medico curante e paziente, specie in un momento di estrema emergenza come quello che stiamo vivendo.

Nelle prossime ore è attesa una presa di posizione da parte di Alisa e dei vertici regionali della Sanità ligure. A loro i Cittadini chiedono di chiarire se, davvero, in Liguria e negli ospedali dove si dovrebbero difendere i pazienti, si è costretti a scegliere tra quali persone sopravviveranno e quali, invece, non ce la faranno per carenza di cure mediche disponibili.

La speranza è che l’inchiesta che verrà aperta non confermi un quadro apocalittico presente almeno in un ospedale e che getterebbe una luce sinistra su tante storie di coraggio, di attaccamento al lavoro e di spirito di sacrificio che hanno commosso i Liguri e non solo.

Aggiornamento delle 17,30:

Sul caso denunciato Asl 3 ha inviato una secca smentita

“Vogliamo rassicurare i cittadini – scrivono dalla Asl 3 – che, seppur nell’eccezionalità dell’evento Covid-19, tutte le situazioni vengono gestite soprattutto anche grazie all’impegno unico ed eroico dei nostri operatori in prima linea che ogni giorno accolgono e si occupano dei pazienti.
Il Pronto Soccorso in questo contesto risulta essere uno dei punti più sensibili proprio perché accoglie tutte le situazioni di crisi e le più complesse che si presentano attraverso flussi straordinari e che vengono non solo monitorati dalla nostra direzione sanitaria ma gestiti in stretta collaborazione con la cabina di regia metropolitana del Diar.
In relazione a quanto rappresentato nell’articolo (pubblicato dalla Testatta) si specifica che: i pazienti non sono collocati nei corridoi né tantomeno lì lasciati morire. I degenti si trovano tutti all’interno del Pronto Soccorso assistiti e suddivisi in un percorso che differenzia al triage i pazienti con sintomi respiratori.
Si rappresenta inoltre che per disposizioni ministeriali e a tutela della loro salute i parenti non possono accedere in ospedale ma vengono aggiornati telefonicamente dagli operatori per informazioni sullo stato di salute del congiunto. Inoltre le salme non sono abbandonate ma seguono il percorso e i protocolli previsti per la gestione del Coronavirus”.

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