Genova – Indagini in corso, all’ospedale San Martino, per la morte della ragazza di 26 anni che si era recata al pronto soccorso per un dolore al ginocchio ed è stata ritrovata in arresto cardiaco in un bagno dell’ospedale, ore dopo la dimissione.
La vicenda, ricostruita dal quotidiano “Il Secolo XIX” apre diversi scenari e certamente necessita di essere chiarita.
La ragazza si è presentata all’ospedale San Martino lo scorso 23 dicembre, in un periodo nel quale si denunciavano gravi disagi nei pronto soccorso di tutti gli ospedali ed anche (e soprattutto) in quello del San Martino come documentato da LiguriaOggi con diversi articoli.
Michela, questo il nome della vittima, si presenta al pronto soccorso lamentando un dolore persistente al ginocchio e attende ben sei ore per avere una “risposta”.
I medici la dimettono al termine del percorso di attese e visite e la invitano a ritornare il giorno successivo per altri controlli.
Dopo diverse ore, però, la ragazza viene trovata incosciente, in arresto cardiaco, in uno dei bagni dell’ospedale e viene trasferita d’urgenza in Rianimazione dove muore dopo tre giorni.
Una serie di domande scattano automatiche e chiedono verità e chiarezza.
I familiari chiedono di poter capire cosa sia successo e come sia possibile che una persona che si presenta al pronto soccorso possa essere poi trovata in bagno, da sola, senza che nessuno si sia accorto di nulla.
La Direzione dell’Ospedale Policlinico San Martino ha fatto sapere di essere “pronta a mettersi a completa disposizione delle autorità competenti. A maggior ragione perché le diverse telecamere presenti nell’area indicata a mezzo stampa dal legale rappresentante dei familiari potrebbero fugare dubbi e garantire la necessaria chiarezza, al pari delle cartelle cliniche abitualmente gestite in maniera eccellente da chi opera in Pronto Soccorso e dal reparto che aveva in carico la paziente”.
L’autopsia chiarirà le cause del decesso ma occorrerà anche spiegare tutto il resto: l’assistenza, i controlli, le procedure .
L’attenzione torna anche alle condizioni in cui vengono gestite le emergenze nei reparti più delicati degli ospedali, come appunto i pronto soccorso dove più volte sono state denunciate la scarsità di personale, sovraffollamento di barelle e pazienti e attese infinite.



















