Savona – Sempre più intricato il “caso” delle due esplosioni che hanno causato una falla sulla petroliera Seajewel che stava scaricando greggio nel porto savonese. Dopo la scoperta di ordigni usati per le esplosioni la Procura di Savona ha chiesto analisi sul petrolio trasportato dalla nave per accertare se la provenienza sia effettivamente l’Algeria, come dichiarato nei documenti di importazione o se, invece, come si sospetta, abbia origini russe.
In questo caso potrebbe trovare conferma l’ipotesi che le esplosioni siano degli attentati o un “avvertimento” per gli armatori a fronte della violazione dell’imbargo sui prodotti petroliferi russi che verrebbe aggirato con un sofisticato meccanismo basato su viaggi di una sorta di “flotta fantasma” che trasporterebbe petrolio che non potrebbe essere commercializzato nell’Unione Europea.
Gli ordigni, però, sarebbero stati installati sulla chiglia della nave mentre questa era in sosta nel porto savonese e questo significa che forze terroristiche, paramilitari o dei servizi segreti al servizio di paesi stranieri sono state in grado di superare le misure di sicurezza dello scalo petrolifero, immergersi sotto la nave e installare le bombe senza essere visti.
Sotto inchiesta anche tutti gli spostamenti di imbarcazioni attorno alla nave nei giorni precedenti le esplosioni.
Tutta da chiarire anche l’assenza di comunicazioni alla popolazione da parte delle autorità competenti, nelle immediatezze dell’evento, quando era invece necessario assicurare la sicurezza delle persone che avrebbero potuto restare coinvolte da un eventuale incidente come l’esplosione della nave o l’incendio a bordo o, ancora, lo sversamento di idrocarburi in grandi quantità nel mare.
Circostanze che, se possibile, preoccupano ancora di più la popolazione e rendono ancora più forti le perplessità sul progetto per il rigassificatore nel porto di Vado.
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