Savona – Portano nel nome un richiamo alla Toscana, dove sono partiti, ma sono liguri gran parte dei Volontari dell’associazione Garfagnana Vespa velutina che da tempo combattono contro la diffusione del pericoloso calabrone asiatico in tutta la nostra regione ed in particolare nel territorio savonese. L’equivoco con il nome aveva suscitato qualche perplessità e polemica quando era stato annunciato il ritrovamento di un grosso nido di vespa velutina nel parcheggio dell’ospedale savonese e l’associazione aveva annunciato la “presa in carico” del pericoloso nido. Il richiamo alla Toscana aveva ravvivato la discussione sull’impegno della Regione Liguria nella battaglia contro l’insetto che fa strage di api e di impollinatori, danneggia l’agricoltura e rischia di rappresentare un pericolo concreto anche per escursionisti, coltivatori e Cittadini in genere.
Si era pensato, infatti, che i volontari dell’associazione arrivassero dalla vicina Toscana per dare la caccia alle vespe velutine magari in convenzione con la Regione Liguria che mette a disposizione un rimborso spese per chi si cimenta in questa lotta, sotto la direzione del Parco naturale regionale delle Alpi Liguri che ne ha il coordinamento.
“Tutt’altro – spiegano all’associazione – perché nel nome ricordiamo la Toscana perché lì è nata l’associazione diverso tempo fa, ma i volontari che operano in provincia di Savona sono liguri, l’associazione ha sede anche in Liguria e non riceviamo neppure un euro dalla Regione Liguria pur prestando lo stesso impegno di altri gruppi, sovvenzionati, nella lotta al calabrone asiatico”.
In parole povere: non solo non si tratta di toscani in trasferta ma l’impegno è a titolo gratuito e le risorse sono dei volontari che si pagano le tute speciali, le costosissime aste in fibra per raggiungere i nidi ad altezze di oltre 20 metri e persino le sostanze usate per distruggere i nidi.
“Interveniamo perché è nel nostro dna – spiegano all’associazione Garfagnana vespa velutina – e perché proseguiamo quello che è stato, a nostro giudizio, l’intervento più efficace svolto in Liguria, sino al 2017, per la lotta alla velutine: il progetto Stop Velutina organizzato con l’Università di Torino, la Regione Liguria e l’Unione Europea che aveva stanziato una somma considerevole per il contrasto dell’insetto”.
Un’esperienza che si è conclusa, non senza polemiche, nel 2017 e che aveva portato alla distruzione di migliaia di nidi nell’imperiese con l’effetto di rallentare la diffusione del calabrone asiatico che sta ora avanzando a ritmo impressionante conquistando ormai le quattro province liguri, la Toscana, l’Emilia Romagna ma ancha apparendo in Piemonte e in Lombardia.
Il progetto Stop Velutina resta in realtà “sottotraccia”, mutilato nelle risorse e nella carenza di collaborazione con la Regione Liguria, grazie alla ricerca dell’università di Torino che mantiene la mappatura dei ritrovamenti e degli interventi.
“Con tutti i problemi legati alla mancanza di contatti costanti e organizzati con chi combatte in Liguria – denunciano i volontari – perché non ci risulta che avvenga un “travaso” di dati sebbene l’Università di Torino abbia l’archivio più completo e “storico” e dunque rappresenta un unicum in Italia”.
I rapporti tra “cacciatori di vespe velutine” liguri e “foresti” non sono idilliaci e, manco a dirlo, questo rallenta e complica la guerra al calabrone asiatico.
Tutti sono concordi nel sostenere che dovrebbe esserci un’unico data base condiviso, con le segnalazioni, gli interventi, i nidi distrutti ma poi, nella realtà, tutto è delegato alla buona volontà.
“Non capiamo poi – spiegano dal gruppo Garfagnana vespa velutina – perché le stesse associazioni degli apicoltori siano entrate “in azione” solo quest’anno, con loro gruppi di neutralizzatori, quando non c’è mai stata alcuna limitazione a riguardo e chiunque fosse abilitato da corsi regionali, poteva scendere in battaglia senza necessità di ulteriori autorizzazioni”.
Inizialmente, infatti, le stesse associazioni degli apicoltori, pur avendo decine di iscritti che hanno frequentato i corsi regionali, ritenevano di non poter agire senza una specifica autorizzazione regionale.
“E infatti quest’anno hanno iniziato anche loro – spiegano ancora da Garfagnana vespa velutina – e come noi, anche loro lo fanno senza alcun rimborso anche se ci sembra incredibile che chi si mette a disposizione della collettività non debba neppure ricevere un rimborso spese per le attrezzature, la benzina per gli spostamenti e per gestire l’organizzazione degli interventi”.
La Regione Liguria, attraverso il Parco delle Alpi Liguri, riconosce infatti ad un certo numero di neutralizzatori, un contributo di circa 50 euro per ogni nido distrutto ma nel territorio della provincia di Genova (da Moneglia a Cogoleto) risulta operare un solo neutralizzatore, peraltro sembra dipendente della Regione, che interviene nel poco tempo libero.
L’associazione AlpaMiele ha recentemente “superato” la fase di attesa ed ha deciso di mettere in campo diversi volontari proprio a copertura del territorio genovese.
Personale che, come tanti altri, ha frequentato e superato un corso di formazione organizzato dalla Regione.
Anche in questo caso, però, chi opera lo fa a proprio rischio e pericolo, con spese non risarcite e senza percepire il “rimborso” previsto invece per altri gruppi, associazioni e singoli operatori.




















