Genova – Il tribunale del Riesame ha respinto la richesta di scarcerazione di Mohammad Hannoun, l’attivista palestinese accusato di aver deviato parte del denaro raccolto per la beneficenza in favore della Palestina e delle famiglia colpite dai massacri dello stato di Israele, a persone vicine all’ala militare di Hamas.
Il Tribunale ha rimesso in libertà alcune delle persone indagate in merito alle indagini ma ha confermato la permanenza in carcere per Hannoun e depositerà le motivazioni entro 30 giorni per consentire alla difesa le contromisure.
Nel respingere la richiesta di scarcerazione, però, sarebbe stato confermato che le prove fornite dall’intelligence israeliana non potranno essere utilizzate in un eventuale processo perchè raccolte da un organismo potenzialmente non “indipendente” rispetto alle indagini.
La maggior parte degli elementi forniti contro Hannoun, accusato di aver sostenuto l’ala militare di Hamas provengono proprio dai dossier forniti dai servizi israeliani che non seguono le normative internazionali.
Circostanze che portano la difesa di Hannoun e degli altri indagati ad un misurato ottimismo, convinte di poter dimostrare la correttezza dei passaggi di denaro.
Hannoun, secondo le ipotesi di accusa, avrebbe distratto parte del denaro raccolto per beneficenza per consegnarlo a persone appartenenti o vicine ad Hamas anche se, in Palestina ed in particolare nella Striscia di Gaza risultava impossibile operare senza un controllo di Hamas che, avendo vinto regolari elezioni, governava nel Paese.
Dovrà essere dimostrato, quindi, che le persone cui venivano affidate le somme appartenessero effettivamente alla milizia armata di Hamas e che il denaro non venisse utilizzato, come sostiene Hannoun, per acquistare beni di prima necessità per aiutare direttamente la popolazione stremata da anni ed anni di soprusi del governo, dell’esercito e dei coloni israeliani.


























