Genova – Come era previsto da giorni ci sono i primi indagati nell’inchiesta aperta dalla Procura sul dissesto delle casse di AMT.
Una crisi finanziaria che avrebbe radici lontane e che ora rischia di abbattersi come un martello su alcune persone che hanno occupato ruoli chiave nella vicenda.
L’ipotesi investigativa è al momento quella di falso in Bilancio e Bancarotta ma potrebbero evidenziarsi altre irregolarità con l’esame degli incartamenti che il Comune di Genova ha fornito direttamente alla Procura senza attendere un eventuale sequestro delle “carte”. Una agevolazione che potrebbe imprimere una accelerazione alle indagini che avanzano senza la necessità che organi come la Guardia di Finanza verifichino in precedenza la documentazione.
Situazione delicatissima che vedrebbe emergere un buco nelle casse di AMT da circa 200 milioni di euro, in particolare posizioni debitorie verso fornitori dei nuovi mezzi acquistati dall’azienda di trasporto e che sembra non siano stati ancora pagati.
La Procura starebbe esaminando in particolare le posizioni dei componenti degli organi di controllo ed amministrazione ma i nominativi sono ancora coperti da riservo in attesa che vengano consegnati gli avvisi di garanzia.
Si tratterebbe di “atti dovuti”, che per la Legge italiana non significano colpevolezza e che sarebbero necessari per consentire agli indagati di nominare una difesa e periti e tecnici che possono partecipare all’analisi della documentazione, a garanzia dell’indagato stesso, ed eventualmente proporre contro-deduzioni nelle fasi successive dell’azione legale.
Nel mirino delle indagini ci sarebbero gli ultimi bilanci presentati da AMT nel 2023 e quello non ancora presentato per il 2024.
La sindaca Salis avrebbe poi presentato una ulteriore denuncia, autonoma rispetto a quella che ha fatto partire le indagini e che riguarderebbe la difficile situazione dei conti di AMT.






















