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Genova, ancora emergenza al Pronto soccorso del San Martino

san martino pronto soccorso caossGenova – Barelle ovunque, pazienti che attendono mezza giornata per le visite e le cure, anziani che non possono essere accompagnati nonostante le prescrizioni di legge e personale allo stremo per l’emergenza costante e continua.
Non accenna a rientrare, al Pronto Soccorso dell’ospedale San Martino, l’emergenza che da tempo interessa il reparto “di frontiera” della sanità genovese.
Anche nella giornata di ieri le ambulanze sono rimaste ferme in attesa di poter “scaricare” i pazienti e la sovrapposizione del triage sugli arrivi in ambulanza ha rallentato in modo esasperato l’accesso “pedonale” con lamentele dei presenti, costretti a usufruire di appena 6 posti a sedere con un via vai continuo.
In pratica – secondo le segnalazioni – a fronte di due diversi ingressi al triage (l’ufficio che stabilisce la gravità dei pazienti in ingresso e il conseguente “ordine” di intervento) ci sarebbe un solo passaggio che si riempie di barelle impedendo a chi arriva “a piedi” di essere visitato.
La precedenza data ai pazienti in barella e giunti in ambulanza, ritarda ancor di più le visite di chi arriva a piedi o trasportato da parenti o amici.
Superato il triage, poi, ai parenti-accompagnatori, verrebbe di fatto impedito l’accesso. Quasi certamente per evitare di avere un ulteriore aggravio di persone ma un problema molto grave per chi non è “autonomo” e necessita di assistenza.
Il poco personale presente si fa in quattro per cercare di contenere la marea umana e di alleviare sofferenze e criticità ma ha compiti stabiliti e tempistiche contingentate. Quasi impossibile assistere tutti come servirebbe.
Così, nei corrido, nelle salette, nelle sale di attesa del reparto si accatastano barelle su barelle sino a faticare nel passaggio tra lamenti, richieste disperate di aiuto, specie da parte di anziani che necessiterebbero di assistenza continua anche nelle necessità più impellenti.
Un “Purgatorio” in cui può accadere di restare per 12 ore e più per una visita conseguente ad un incidente, adagiati su una barella nella migliore delle ipotesi perchè anche quelle sono “contingentate”.
Una situazione insostenibile che si ripete, inesorabile, quasi ogni giorno e dove le “riorganizzazioni”, le nomine, le consigliature, non sembrano avere alcun effetto visibile trasformando l’esperienza di un passaggio in ospedale in una esperienza “da terzo mondo”.
Proteste anche per i sistema, introdotto di recente del cosiddetto Ps Tracker, il sistema che, sulla carta, dovrebbe consentire ai parenti della persona lasciata in Pronto Soccorso, di sapere quello che avviene all’interno.
Di difficile accesso per persone non proprio a proprio agio con la tecnologia, il Ps Tracker necessita di Spid per accedere e “dimentica” il codice inserito ad ogni consultazione.
Questo significa che è necessario riscriverlo ogni volta che lo si vuole consultare. Una “criticità” risolvibile con poche operazioni di programmazione elementare.
Una volta entrati, poi, il familiare riesce a sapere dalla applicazione se il paziente è stato assistito ma senza sapere come (es meggaggio: assistenza al paziente n.1), se è stata effettuata valutazione dello stato del paziente, ma senza indicare cosa è emerso, se vengono effettuati esami di laboratorio, ma senza specificare quali. E, ancora se viene effettuta una “diagnostica” ma sempre senza sapere quale e se il paziente viene sottoposto a visita specialistica, ancora senza specificare quale.
Impossibile entrare, la fascia oraria di visita è a cavallo dei pranzi (12-13/18-19) e il personale è indotto a far rispettare al secondo gli orari, anche in presenza di anziani evidenemente non autosufficienti e persone con gravi problemi di deambulazione e che, tanto per fare un esempio, non riescono ad andare in bagno da soli.
Il personale c’è e lavora al massimo della tollerabilità umana ma non si può pretendere che una persona segua decine di persone contemporaneamente e le problematiche aumentano mano a mano che ogni singolo metro dei locali si riempie di barelle e di umanità dolorante.
C’è chi chiede acqua, chi un antidolorifico, chi fativa a capire i motivi dell’attesa e anche chi si infuria davanti a questo stato di cose che rasenta l’incredibile.