Genova – «Giovanna Petti Balbi è stata una “maestra di metodo”, anche per chi – come me – di Medioevo non si è mai occupato professionalmente. Ma il metodo, nella ricerca, è tutto: è ciò che conferisce solidità, concretezza, credibilità e prospettiva alle nostre ipotesi. La professoressa Petti Balbi ha rappresentato questo per la Genova Medievale: uno sguardo, profondo, attraverso le fonti documentarie dell’Archivio di Stato, a restituire vita e voce a una civiltà lontana, eppur così presente ancora oggi nei luoghi fisici e nei documenti della nostra città».
Così l’assessore alla Cultura del Comune di Genova, Giacomo Montanari, sulla scomparsa della professoressa Giovanna Petti Balbi, una delle più autorevoli rappresentanti della medievistica italiana e, fino al 2007, docente di storia medievale presso l’Università degli Studi di Genova.
Montanari ha aggiunto: «Diceva Aby Warburg, straordinaria figura di “antropologo dell’arte” a cavallo tra Otto e Novecento: “In centinaia di documenti letti e in migliaia di documenti non letti sopravvivono ancora in archivio anche le voci dei defunti, e la pietà dello storico ha il potere di riconferire timbro alle voci inudibili. A una condizione: se non sdegna la fatica di ricostruire la naturale unità tra parola e immagine”. È quello che Giovanna Petti Balbi ha fatto: ricucire fili strappati e conferirci la vivida presenza di personaggi straordinari come Simone Boccanegra, Tomaso Campofregoso o Giorgio Stella. E, attraverso le loro voci, la Storia di Genova».
«Ai familiari e agli amici della professoressa Petti Balbi – conclude Montanari – il cordoglio mio personale, quello della sindaca Salis, della giunta, del presidente del Consiglio comunale Claudio Villa e di tutto il Comune di Genova».






















